Per spiegare meglio il parallelo coi gozzuti di Cuneo nell'articolo "Terremoto. Dov'è finito il Mibac?"(http:www.articolo21.org201610terremoto-dove-finito-il-mibac) Soprintendenti nascosti come i gozzuti di Cuneo di Vittorio Emiliani A cavallo dell'Unità d'Italia re Vittorio Emanuele II si recò in visita alla città di Cuneo. Il suo corteo stava percorrendo la centralissima Via Roma quando dal basso delle cantine di taluni palazzi giunsero al sovrano delle invocazioni soffocate. "Toiu, Toiu, suma nûi cûi d' Cüni!" Vittorio, Vittorio, siamo noi quelli di Cuneo. Erano i gozzuti affetti da ipertiroidismo per mancanza di jodio - tanti allora nelle alte valli - che il sindaco aveva pensato bene di nascondere in massa facendo vedere a Vittorio Emanuele II soltanto dei baldi giovani o dei signori, prestanti reclutati altrove. La vicenda viene raccontata nelle storie locali e ripresa dallo stesso Giorgio Bocca, cuneese, in quello che rimane forse il suo più bel libro "Il provinciale". Mi è tornata in mente a proposito del ministro Franceschini quasi mai comparso - a differenza di tutti i suoi predecessori - nelle cronache politiche e televisive dei due recenti terremoti, dei soprintendenti e di altri tecnici del Ministero accuratamente occultati e lontani dalle telecamere. Il ministro, pare, perché affaccendato in faccende politiche sul dopo-Renzi, ma anche perché avrebbe pur dovuto portare con sé qualche direttore generale o soprintendente (coi quali, ha detto a "Repubblica") è orgoglioso di lavorare. Così facendo, avrebbe di sicuro terribilmente infastidito e irritato Matteo Renzi che detesta - e lo ha messo per iscritto nel suo "Stil Novo" (sic) sin dal 2011 - qualificandoli burocrati mediocri, capaci soltanto di incatenare la modernità, di frenare ogni sviluppo, un potere monocratico insopportabile, "sovrintendenti (sic) de che?" Eppure i tecnici del MiBACT hanno lavorato intensamente (e oscuramente) fra Roma e i comprensori del sisma, senza alcuna visibilità "politica" né mediatica. Il caos gestionale provocato, al centro e in periferia, dalla "deforma" Renzi-Franceschini non ha certo aiutato i vertici ministeriali ad avere qualche grammo del coraggio che dimostrarono i loro predecessori quando in una fredda notte fra settembre e ottobre del 1997 imbragarono con una foresta di tubi d'acciaio, all'esterno e all'interno (dov'era stata calata un'altra gru), tutta la Basilica di San Francesco in Assisi che minacciava di "scivolare" integralmente a valle. In tal modo salvandola, restaurandola e mettendola in sicurezza con sistemi di avanguardia in due anni e due mesi soltanto. Perché non si è fatto altrettanto con la Cattedrale di Norcia, con altre chiese, con torri e campanili già lesionati dal sisma del 24 agosto scorso? Forse perché Renzi si fida dell'archistar di turno anziché delle vere tecnostrutture che pure in Italia esistono, anche all'interno del Ministero ostinandosi a considerare i Sovrintendenti (come li chiama lui, con la v) insoffribili elementi di ritardo, da "saltare" se si può.