MASSA MARITTIMA Senza discussione non c'è ragione. È il principio di cui è convinto il Tar della Toscana, che ha accolto il ricorso di un cittadino che si è visto negare il permesso dall'amministrazione comunale prima, e dalla Soprintendenza ai Beni Architettonici poi per alcuni lavori di ristrutturazione che voleva fare nel suo appartamento raccolto nelle mura di Palazzo Malfatti, uno degli edifici storici di Massa Marittima. Il proprietario dell'abitazione, a suo tempo, aveva presentato tutta la documentazione necessaria per ottenere il via libera agli interventi che aveva intenzione di fare, ma l'ente ministeriale ha bocciato il suo progetto. Secondo il tribunale amministrativo regionale, invece, l'ente avrebbe dovuto dare il via a delle procedure per un confronto con il privato, in modo da poter discutere e, eventualmente, rivedere la sua proposta. Il confronto tuttavia non c'è stato: e il progetto è stato bocciato punto e basta. La presa di posizione però è stata non solo annullata dal tribunale amministrativo che ha stabilito anche di condannare la Soprintendenza a un risarcimento di 2.500 euro. Il caso risale all'aprile 2015, quando il proprietario di due distinte abitazioni all'interno di Palazzo Malfatti (una al secondo piano e una al terzo, con tanto di ingressi diversi all'edificio) presenta un progetto sia in Comune sia alla Soprintendenza per il recupero della terrazza al secondo piano tramite rimozione di superfetazioni ossia installazioni recenti in contrasto con le caratteristiche del palazzo e alla creazione di accessi verticali con diversa distribuzione degli spazi interni degli appartamenti posti al piano secondo e terzo. Gli uffici dei Beni Architettonici di Siena, Grosseto e Arezzo studiano le carte, ma alla fine bocciano il progetto per diversi motivi. Innanzitutto, perché «l'intervento non risulta compatibile motiva la Soprintendenza con i criteri di tutela dell'edificio» e perché le nuove costruzioni costituirebbero un falso storico. «L'intervento comporterebbe l'eliminazione di una fase storica dell'edificio ormai consolidata» dice ancora la Soprintendenza. Punto e basta, senza prevedere nessuna possibilità per il proprietario di consegnare nuovi documenti, né alcuna chance di rivedere il progetto. Ma ciò che è più importante, secondo il Tar, è che gli uffici non hanno inviato all'interessato i motivi che hanno portato alla bocciatura, impedendogli un contraddittorio. Il "muro" viene scalfito dalle convinzioni del Tar per poi essere del tutto abbattuto con la sentenza arrivata durante l'estate. Il Tribunale, infatti, contesta all'ente ministeriale di non aver posto in condizione il proprietario dei due appartamenti «di interloquire con l'amministrazione» (ossia con la Soprintendenza). Nella sentenza si legge: «Con la comunicazione dei motivi ostativi (cioè che ostacolano) si sarebbe instaurato fra le parti un contraddittorio che avrebbe consentito di mettere a fuoco in modo migliore la situazione e le ragioni tecniche e giuridiche che hanno portato l'ente ad assumere la determinazione negativa». Una censura, come la chiama il Tar, che «basta a ritenere l'illegittimità del parere espresso dalla Soprintendenza».