Il secondo terremoto, i crolli, gli sfollati: «I giorni che stiamo vivendo ci dicono che salvare il territorio deve essere in cima all'agenda delle cose da fare, in primo piano come lo è la spesa sanitaria. Anche il territorio ha a che fare con la salute pubblica». Andrea Carandini, archeologo, presidente del Fai (Fondo Ambiente Italiano) ha letto quello che Alessandro Delpriori, sindaco di Matelica, uno dei paesi colpiti dal sisma più recente ha scritto al ministro Franceschini. «Capisco il grido di dolore del sindaco, ma il problema non è salvare questo o quel bene artistico. Cosa ce ne facciamo di un paese se resta in piedi soltanto la chiesa e il terremoto fa crollare tutte le case intorno?». Quindi? «Serve un piano trentennale di interventi, come ha detto nel discorso al Senato Renzo Piano, un programma di investimenti lungo, calcolato in base al rischio sismico. E non deve fermarsi se cambia il governo. Non è una questione di parte, il Paese al 60 per cento è esposto al rischio sismico». Il sindaco di Matelica dice che bisogna fare in fretta: ogni volta che la terra trema, perdiamo qualcosa in nuovi crolli. «Nell'emergenza io penso che l'azione del governo sia stata efficace. Però non possiamo fermarci a parlare di restauro. Il restauro è quando il bene è già stato rovinato e se lo ricostruiamo e ricostruirlo è certo necessario non sarà mai come l'originale. Abbiamo dunque già perso qualcosa. Bisogna prevenire con un piano nazionale e una lista di priorità stabilite in base alla valutazione e alla riduzione del rischio sismico». Il Fai potrebbe adottare un borgo e aiutarlo a rinascere? «Stiamo raccogliendo i fondi per restaurare l'oratorio della Madonna del Sole nella frazione di Arquata del Tronto (Ascoli Piceno), quello che serve è un intervento corale. Non del governo o di una o cento associazioni, ma una mobilitazione di tutti, privati compresi. Ho un amico imprenditore in una zona di massimo rischio sismico della Calabria: ho chiesto cosa avesse fatto per mettere al sicuro la sua casa. E lui: niente. Pensiamo sempre che certe cose possano accadere agli altri, dobbiamo cambiare la mentalità delle cicale».