Un patrimonio immobiliare immenso da recuperare, costituito da beni culturali e immobili vincolati che fanno di quello aquilano il quinto centro storico d'Italia. Palazzi in cui negli anni sono intervenuti lavori che hanno modificato gli assetti strutturali e che complicano la ricostruzione o nascondono sorprese di epoche storiche diverse. Come dice spesso la soprintendente unica per L'Aquila e il cratere Alessandra Vittorini, «all'Aquila il progetto si fa in cantiere». Nel cratere aquilano sta crescendo un tessuto imprenditoriale di imprese che si occupano di restauro architettonico, consolidamento sismico, adeguamento energetico ma anche di alta tecnologia che ha pochi riscontri in Italia. E la parola d'ordine per ricostruire i palazzi della città è: multidisciplinarietà perché lavorano, gli uni affianco agli altri, tecnici e restauratori, geologi e paleontologi. EX PALAZZO CARISPAQ. A eseguire i lavori è la ditta teramana "Cingoli consolidamento e restauro", impresa dalle competenze più varie come in molti casi nella ricostruzione dell'Aquila. «Il palazzo risale alla seconda metà dell'800 ed è costituito da muratura e volte», spiega il direttore della parte strutturale dei lavori, Francesco Ottaviano. Ma negli anni Sessanta in sostanza il palazzo è stato svuotato e al suo posto ricostruita una struttura che alterna parti in calcestruzzo armato integrate con l'esistente, che complica gli interventi. «Ad esempio, al secondo livello c'è una sala conferenze tutta in calcestruzzo che è stata inserita come una scatola nella struttura in muratura. Stiamo gestendo un soggetto strutturale molto complesso», spiega il tecnico. PALAZZO BETTI. Non molto antico, risale infatti ai primi del Novecento, in cui «la principale difficoltà ha riguardato la messa in sicurezza», spiega Gianni Di Vincenzo della Di VincenzoStrever, «un palazzo che è stato interamente fasciato e tirantato, e il nostro primo problema è stato dover lavorare gradualmente per poter liberare le varie parti dalla messa in sicurezza precedente, fare un rinforzo e proseguire via via in questo modo». La peculiarità di Palazzo Betti, che si trova nella parte alta di Corso Vittorio, «è che nel tempo ha subìto trasformazioni», prosegue Di Vincenzo, «per cui ci sono ipotesi realizzative che si modificano strada facendo. Abbiamo trovato in più casi delle doppie volte, con una volta che nascondeva una seconda». In questi casi si è dovuto intervenire dal pavimento del piano di sopra, che è stato tagliato a mattonelloni sollevati e rinforzati, poi si è raggiunta la volta sottostante, che è stata rinforzata con fibra di carbonio. SOTTOSERVIZI. E' lo "smart tunnel", un mega cantiere da 80 milioni di euro in grado di garantire allacciamenti ad acqua, telecomunicazioni ed elettricità. Smart perché tutte le reti saranno telecontrollate, il cablaggio percorrerà la città offrendo la fibra veloce, mentre la telelettura renderà la gestione più economica. «Progettare e gestire un'opera di questo genere non è stato facile», spiega il coordinatore generale della commessa, Gianni Frattale, della ditta aquilana Edilfrair che esegue i lavori in associazione con la Taddei spa e la Acmar di Ravenna; non lo è soprattutto perché ogni giorno i lavori devono fermarsi di fronte a ritrovamenti archeologici, come il cimitero del 1200 trovato a Santa Giusta la settimana scorsa. Fondamentale la presenza, accanto ai tecnici e agli operai, anche degli archeologici. PALAZZO "LA CASTELLINA". Il recupero è affidato alla ditta teatina "Covit costruzioni". La sua peculiarità è di essere arricchito da quattro volte incannucciate, il cui recupero è molto delicato: «Tali volte sono state realizzate con le cannucce usate nelle spiagge per fare ombra, poi intonacate e affrescate, con una struttura lignea portante realizzata con maestria dagli artigiani, oggi non più realizzabile», spiega il presidente della ditta Gianni Di Cosmo, «il nostro è stato un lavoro che ha affinato le competenze artigianali del geometra responsabile del recupero».