Storia e quotidianità su marmo in 1400 epigrafi di Roma antica Giochi da tavolo, insegne di negozi e iscrizioni funerarie che sembrano poesie GIOCHIDATAVOLO, insegne di negozi e ristoranti, editti di legge, iscrizioni votive, ma soprattutto iscrizioni funerarie, che raccontano di storie familiari, mestieri e fanciulle. E a tratti suonano come poesie. Scolpite nel marmo. Per anni sono rimaste nei magazzini, avvolte come grossi bozzoli nella speciale guaina argentea - la stessa usata dalla Nasa - perché fossero protette dalle insidie del tempo. Adesso quello straordinario patrimonio di epigrafi è di nuovo visibile al pubblico, nella Galleria Lapidaria dei Musei Capitolini che è stata riaperta ieri mattina, dopo essere rimasta "invisibile" per trent'anni. Un coinvolgente e innovativo allestimento scientifico-didattico, arricchito di strumenti che permettono la visita ai non vedenti, per un tuffo all'indietro nell'antichità romana, nella vita quotidiana di un mondo cosmopolita che poi non è così lontano dal nostro. Anche chi non abbia troppa dimestichezza col latino potrà comprendere i testi, grazie alle didascalie in italiano e inglese che affiancano ogni pezzo. C'è l'editto del Prefetto Basso contro i negozianti colpevoli di frodi. Ci sono i capitelli di epoca romana riutilizzati nel '500 e ricoperti di iscrizioni funebri ebraiche, ritrovati nell'area sepolcrale di Trastevere. E ancora, minacciosa, l'epigrafe della tomba della piccola Gemmula, che augura «la sorte diGiuda» ai vandali che osino violare il sepolcro. «Il mio (co)gnome era Mater, ma non fui destinata ad essere una madre», racconta invece la stele di Geminia, una bimba di 5 anni dai capelli rossi e corti. È il percorso museale che si snoda nella Galleria di Congiunzione, un passaggio sotterraneo realizzato nel 1938 su progetto di Antonio Munoz per collegare i palazzi che sorgono sul Campidoglio e che poi, risalendo una scalinata, sbocca nell'area del Tabularium, dove un enorme arco incornicia una veduta mozzafiato sui Fori. «Non è bello. E' bellissimo », commenta con orgoglio Walter Veltroni dopo la presentazione ufficiale di questa riapertura, che «rientra - ha spiegato il sindaco - nel lavoro che stiamo facendo per trasformare il Campidoglio nell'area museale più prestigiosa del mondo ». A dicembre, infatti, riaprirà il Giardino Romano e poi con il trasferimento degli uffici comunali all' Ostiense anche il Palazzo Senatorio potrà abbracciare la sua vocazione museale, come conferma il soprintendente comunale Eugenio La Rocca, a fianco dell'assessore alla Cultura Gianni Borgna, al direttore dei Musei Capitolini Anna Mura Sommella e alla curatrice dell'allestimento Daniela Velestino. Ed è una galleria tutta diversa, oggi, da quella che nello stesso percorso visse per poco più di un ventennio, dal 1957 agli anni '70, quando le lapidi raccolte e murate alle pareti - spesso talmente in alto da non essere neanche visibili - finirono nelle mani dei restauratori, mentre lo spazio espositivo, aggredito da infiltrazioni e umidità, chiudeva al pubblico. Adesso è in esposizione solo una selezione delle 1.400 epigrafi un tempo montate sulle pareti, che parlano molte lingue: latino, greco, ebraico e anche palmireno, la lingua antica della provincia della Siria, a dimostrazione dell'apertura multiculturale della città in epoca romana. Ma grazie alla tecnologia, si vede anche di più: all'ingresso della galleria, una postazione informatica fornisce notizie su tutte le 3.400 iscrizioni dei Musei Capitolini, una novità unica nel panorama dei musei di epigrafia e che nel futuro potrà mettere queste informazioni a disposizione di tutti, in rete. Per i non vedenti sarà possibile la lettura tattile dei testi antichi, guidata da un volume in braille corredato da una guida audio. Per ora, si accede alla Galleria solo dall'ingresso del Palazzo dei Conservatori, ma presto si potrà entrare anche da via di San Pietro in Carcere, con un biglietto ridotto di 3,10 euro, separato da quello dei Musei Capitolini.
Riaperta (e rinnovata) dopo 30 anni la Galleria Lapidaria dei Musei Capitolini
La Galleria Lapidaria dei Musei Capitolini è stata riaperta al pubblico dopo 30 anni di chiusura. La galleria esibisce 1.400 epigrafi scolpite nel marmo, tra cui iscrizioni funerarie, editti di legge e insegne di negozi. I testi sono stati scritti in diverse lingue, tra cui latino, greco, ebraico e palmireno. La galleria è stata arricchita con strumenti per i non vedenti, come la lettura tattile dei testi antichi. La galleria è stata riaperta con un allestimento innovativo e coinvolgente, che include didascalie in italiano e inglese.
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