Una grande mostra dedicata all'artista e agli anni di splendore bolognese per festeggiare la struttura VENT'ANNI DI ATTIVITÀ per il Museo civico medievale inaugurato il 5 maggio 1985. Considerato uno dei più importanti musei medievali d'Italia, quest'anno festeggia l'anniversario con una mostra dedicata a Giotto, che verrà inaugurata a dicembre, intitolata «Giotto e le arti a Bologna al tempo di Bertrando del Poggetto». Fu questo cardinale, infatti, legato papale oltre che nipote di Papa Giovanni XXII, ad essere mandato in Italia, dal 1327 al 1334, con l'obiettivo di spostare la sede papale a Bologna, trovando una soluzione all'esilio francese. Decisione che avrebbe potuto cambiare il destino del capoluogo emiliano, sconvolgendo la storia del paese. Ecco perché in quegli anni vissero a Bologna alcuni degli artisti più importanti del momento, da Giotto a Giovanni di Balduccio. Ed ecco anche perché, forse, Bologna, dopo aver perso un'occasione come questa, non è stata destinata a consolidare il suo ruolo di città d'arte importante, in cui spendere qualche giorno di turismo culturale. Proprio a tal proposito è stato l'assessore Angelo Guglielmi, ieri, nel salutare l'importante traguardo del Museo, a soffermarsi sul ruolo di Bologna, sulle sue potenzialità culturali, non solo legate alla ultrarinomata università,ma anche al patrimonio monumentale e artistico. «Il Museo medievale è ricco di opere molto importanti, così come gli altri musei cittadini», ha detto l'assessore, che ha aggiunto: «l'unico rammarico è che Bologna, pur essendo una città di grande ricchezza, non ha un pubblico pari alle sue qualità». «Bologna è forse una delle città medievali con il centro maggiormente sopravvissuto alle distruzioni della storia, ma è fuori dai più importanti tour turistici, che comprendono», ha commentato l'assessore. Che ha concluso: «Bisogna fare qualcosa perché si superi questo inconveniente: cercare di realizzare dei pacchetti turistici emiliani che comprendano magari anche Ferrara, Parma e Modena. E non dobbiamo farlo solo perché aumentino i visitatori in città, ma perché è essenziale che la gente possa entrare in contatto con un patrimonio culturalmente così importante». Al fine di rendere ancora più efficiente l'intero apparato museale bolognese, l'assessorato si sta muovendo anche sul fronte di un coordinamento interno, che «economizzi i cervelli», come sottolinea con Guglielmi anche la direttrice del settore cultura Cristina Morigi Govi . «È necessario fare lavorare i cervelli che abbiamo al settore cultura, mettendoli nelle condizioni di organizzare progetti intelligenti: questa è una politica culturale a cui teniamo», ha detto Govi. Infine, la speranza è anche quella di riuscire ad ottenere dall'Unesco i riconoscimenti di patrimonio dell'umanità per il sistema delle acque e i 35 chilometri di portici che Bologna possiede: «sono in corso due istruttorie al riguardo», ha detto Guglielmi. Intanto, si festeggia il Museo medievale (scorporato a suo tempo dall'archeologico), che Massimo Medica, oggi direttore, si impegna a far "vivere", proseguendo nella linea intrapresa dai suoi predecessori. Medica non si sbottona troppo sulla mostra di dicembre. «Porteremo importanti opere di Giotto, e di altri artisti: 40-50 in tutto, tra sculture, pitture e arte orafa», ha detto il direttore. Che, ringraziando la Fondazione Carisbo per l'attenzione all'evento, ha parlato anche dell'iniziativa «Adotta un'opera »: stimolo per eventuali sponsor a finanziare le spese relative agli spostamenti di opere importantissime, spesso mai viste, che arriveranno da vari musei d' Europa e dagli Stati Uniti.