Nel catalogo della mostra tutte le ipotesi. Turquin: «È suo». Spinosa: «Propendo». Brera prende le distanze La madre di Caravaggio è sempre incinta ironizzava nel titolo di un suo libro lo storico dell'arte Tomaso Montanari, stigmatizzando le attribuzioni a Caravaggio di quadri dubbi. E in effetti il problema delle attribuzioni è oggi attraversato da vari problemi strutturali . In un'epoca di analisi del Dna, l'attribuzionismo è vittima del desiderio di non accettare un'assenza di paternità. È poi vittima di un insanabile protagonismo di alcuni storici d'arte intenti a cercare visibilità mediatica e politica attraverso la critica nonché delle mini-lobby e dei percorsi autoreferenziali con i quali vengono assegnate le cattedre nel settore. Quindi sconta gli errori dell'attribuzionismo su base «grammaticale» commessi da cattedratici (caso Argan teste di Modigliani), un metodo ormai insufficiente. Poi è succube della necessità e, insieme, del credito attribuito ad analisi scientifiche talvolta inutili. Infine sconta la quasi impossibilità d'imbattersi in nuovi documenti «incontrovertibili» che attestino un'attribuzione. Al netto di questo, sbirciando il catalogo (Skira) che accompagnerà la mostra Attorno a Caravaggio. Una questione di attribuzione che si aprirà a Brera il 7 novembre a cura di James Bradburne e Nicola Spinosa, si legge questo. «All'inizio avevamo una certa riluttanza a esibire la Giuditta di Tolosa scrive Eric Turquin, banditore d'aste a Tolosa e gestore del Caravaggio controverso . Se siamo giunti a un accordo, è stato grazie alle rassicurazioni ricevute da Brera. Il dipinto sarà presentato come un Caravaggio originale per nostra richiesta specifica più che per assecondare il punto di vista della Pinacoteca. Il museo di Brera punta a rinverdire il suo ruolo di centro culturale invitando i visitatori a formarsi una propria opinione su ciò che vedono. Siamo ben consapevoli del fatto che l'attribuzione del dipinto sia attualmente contestata da vari storici dell'arte italiani». Il saggio del curatore Nicola Spinosa apre all'attribuzione a Caravaggio pur in un ambito dialogico: sono giunto al punto di «propendere ma non sono il solo a identificare la Giuditta francese con l'originale di Caravaggio visto nel 1607, insieme alla Madonna del Rosario , nell'atelier di Vinck e Finson a Napoli e nel 1617 ad Amsterdam». Presa di distanza con asterisco nella didascalia che accompagna le foto dell'opera, riconducibile a Bradburne: «Michelangelo Merisi, detto Caravaggio Giuditta taglia la testa di Oloferne , Tolosa, collezione privata, sotto la tutela del Ministero della Cultura francese Questa attribuzione è condizione del prestito e non riflette necessariamente la posizione ufficiale né della Pinacoteca di Brera, né del suo Consiglio di amministrazione, del Comitato Consultivo, del Direttore o del personale».
Caravaggio e la linea sottile dell'attribuzione
La mostra "Attorno a Caravaggio" si aprirà a Brera il 7 novembre con un catalogo che affronta la questione dell'attribuzione di quadri dubbi. Il dipinto "Giuditta taglia la testa di Oloferne" è stato attribuito a Caravaggio, ma la sua attribuzione è contestata da vari storici dell'arte italiani. Il curatore della mostra, Nicola Spinosa, propende per l'attribuzione, ma riconosce che non è il solo a identificare l'opera come opera di Caravaggio. Il dipinto sarà presentato come un Caravaggio originale, ma con una didascalia che menziona la posizione ufficiale della Pinacoteca di Brera, che non riconosce l'attribuzione.
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