Agosto 1944, in un libro il racconto dei testimoni "Quella notte Hitler voleva distruggere tutto, ma l'amico dei gioiellieri staccò i fili delle mine..." Si chiamava Burgassi ma tutti, sul Ponte Vecchio, lo chiamavano Burgasso. Era storpio, claudicante: la poliomelite aveva lasciato segni pesanti sul suo corpo. Ma la mente no. La mente era lucida, limpida, come l'onestà di quest'uomo storto a cui i goiellieri avevano dato il compito di aprire e chiudere le botteghe spostando le antiche, pesanti vetrine mobili, che ora non ci sono più. Lucia Barocchi se lo ricorda benissimo, Burgasso. È stampato nella sua memoria di novantaquattrenne perché eroe. Lo chiama così. Perché cosa può essere l'uomo che salvò Ponte Vecchio dalle mine dei tedeschi, se non un eroe? La testimonianza di Barocchi, esponente di una delle più importanti e antiche famiglie di gioiellieri, è nel volume Di pietra e d'oro (Maria Cristina de Montmayor editore) dove Claudio Paolini, Cristina Acidini, Dora Liscia, Antonio Natali, Elisabetta Nardinocchi, Marco Ferri raccontano le vicende storiche e artistiche del ponte. I suoi segreti. E non è un eufemismo definire segreto la vicenda di Burgasso perché di questo si trattava: l'aveva conservato Enrichetta, una signora che aiutava Barocchi nelle faccende domestiche, e in negozio. " Un giorno di qualche anno fa - racconta - venne a a trovarmi insieme al marito Luciano, che Burgasso, ormai anziano in quell'agosto del 1944, aveva preso come aiutante. Anche lui era un uomo specchiatissimo, perché Burgasso non avrebbe potuto scegliere altrimenti". La voce della Barocchi s'incrina, come fece il giorno in cui Enrichetta le svelò ciò che aveva tenuto nascosto negli anni bui della guerra "perché lei e Luciano temevano che avrebbe potuto ritorcersi contro il Burgasso. E, se ci ripenso, provo ancora lo stupore che mi scosse davanti a quella rivelazione, seppure mi venisse confermato ciò che avevo sempre sospettato: non fu Hitler a decidere di non far esplodere Ponte Vecchio nella notte tra il 3 e il 4 agosto del 1944. È leggenda, quella. A me, a tanti fiorentini, è sempre parso strano che un barbaro come il führer prendesse una decisione così saggia, a fronte delle mine già disposte e dalla zona evacuata: io ero tra gli sfollati ospitati a Boboli, tutti attendevamo con dolore che quel pezzo di Firenze, e della nostra vita, cadesse giù. La cosa incredibile è che fu merito di Burgasso, che i tedeschi credevano non capisse niente, quindi lo lasciavano circolare liberamente. Lui aveva visto tutto. Sapeva dove erano gli allacciamenti delle mine". Nel libro, la testimonianza è raccontata in una lettera che Lucia Barocchi ha inviato a Dora Liscia. Ma la storia ha avuto ulteriori sviluppi cinque giorni fa, quando Lucia Barocchi ha ricevuto una telefonata di Luciano "che, avendo subito una grave operazione e vedendo ancora poca vita davanti a sé, mi ha scelta come depositaria di un ideale "testamento". La vera storia del salvataggio di Ponte Vecchio. Ha ripercorso le vicende, arricchendole di particolari. E c'è una frase che Burgasso gli riferì, che mi commuove: "Luciano, e noi non non s'ha da fare nulla per la nostra povera Firenze"? Poi, lo condusse nel punto esatto dove i fili delle mine erano stati allacciati: in via dè Ramaglianti, dietro Borgo San Jacopo. E, davanti agli occhi di Luciano, rischiando la vita, li staccò. Oggi, sono io a dire: E noi non s'ha da fare nulla per ricordare quell'eroe? E a chi dice che questa non è verità, io rispondo: la verità si riconosce. Sempre".
la Repubblica
26 Ottobre 2016
Firenze, una lettera inedita sfata la leggenda: "Non furono i nazisti a voler salvare Ponte Vecchio"
FU
Fulvio Paloscia
la Repubblica
Lucia Barocchi, esponente di una delle più antiche famiglie di gioiellieri di Firenze, racconta la storia di Burgasso, un uomo storpio e claudicante che salvò Ponte Vecchio dalle mine dei tedeschi durante la seconda guerra mondiale. Secondo Barocchi, Burgasso fu il responsabile di aprire e chiudere le botteghe del ponte, e i tedeschi lo lasciarono circolare liberamente perché lo consideravano incapace. Tuttavia, Barocchi riferisce che Burgasso aveva visto tutto e sapeva dove erano gli allacciamenti delle mine.
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