LIVORNO. Su tele e tavolette ci sono anche firme di primo piano, da Enrico Pollastrini a Vincenzo Cabianca. Pennellate che hanno radici romantiche, influenze macchiaiole o sapori post macchiaioli. Pennellate che oggi fanno preoccupare. Perché dal museo Fattori di villa Mimbelli sono spariti otto quadri. Otto dipinti, perlopiù bozzetti e opere preparatorie, del valore di diverse decine di migliaia di euro. A quanto risulta erano custoditi nei magazzini della struttura comunale, addirittura in un caveau ai piani superiori: gli addetti ai lavori si sono accorti che non erano più al loro posto dopo un inventario. Non è chiaro al momento da quanto i dipinti non fossero più lì. Certo è che il 23 giugno scorso la responsabile del museo, Francesca Giampaolo, ne ha denunciato la scomparsa al nucleo dei carabinieri di Firenze che ha sede a Palazzo Pitti e che si occupa della tutela del patrimonio culturale. La notizia salta fuori solo oggi, dopo che a una a una quelle opere sono state inserite nella banca dati pubblica dei "beni culturali illecitamente sottratti", alla quale si accede dal sito Internet dei carabinieri, sotto il cappello del ministero della Difesa. Un «fondamentale ausilio a supporto delle attività condotte dal comando carabinieri Tutela patrimonio culturale», si legge, dove quotidianamente vengono «inserite tutte le informazioni descrittive e fotografiche relative ai beni culturali da ricercare, che pervengono dai reparti territoriali dell'Arma, dalle altre forze di Polizia, dalle Soprintendenze, dagli Uffici Doganali, da Interpol per i beni all'estero...». In questa banca dati, dopo un'attenta ricerca, si scoprono anche gli otto dipinti che hanno la "residenza" a Livorno, accompagnati dalle relative foto e dalle informazioni sulle dimensioni, la tecnica usata o i materiali: "Maternità" di Vincenzo Cabianca, "Campagna" di Eugenio Cecconi, "Becolini" di Francesco Fanelli, "Funaioli" di Raffaello Gambogi, "Cacciatori in tombolo" di Guglielmo Micheli. Poi tre lavori di Enrico Pollastrini: "Mosca Cieca", "Vittorio Emanuele II a cavallo" e "San Lorenzo che distribuisce le ricchezze della chiesa ai poveri". Il valore stimato delle opere scomparse, che appartengono alla città, quindi ai livornesi, ammonterebbe complessivamente a circa 80mila euro. Per lo più stiamo appunto parlando di bozzetti o di quadri di piccole dimensioni, che volendo - tanto per fare un esempio - potrebbero anche entrare facilmente in una borsa. I tre lavori ottocenteschi di Pollastrini, ad esempio, oscillano tra i 22 centimetri per 13,5 e i 22 centimetri per 28. Spulciando nella banca dati virtuale si vedono così scorrere Vittorio Emanuele II in posa sul cavallo, dei putti che giocano a mosca cieca, alcuni poveri inginocchiati intorno a San Lorenzo, che tiene il capo quasi poggiato sulla spalla. Insieme a cacciatori, barche, immagini di materno affetto. Ma come è possibile che otto opere siano sparite dai magazzini sotto chiave del museo civico, che ospita lavori di artisti del calibro di Giovanni Fattori? Sono stati rubati o è possibile che negli anni, nei mesi, siano stati spostati da una sede all'altra fino a perdersi su qualche scaffale, dove sono solo in attesa di essere (ri)trovati? Gli addetti ai lavori per il momento sembrano portati a escludere questa seconda ipotesi, se non altro perché prima di sporgere denuncia ai carabinieri del nucleo speciale di Firenze - che stanno indagando sul caso e che hanno già fatto una serie di sopralluoghi nell'area - hanno rivoltato come un calzino stanze, stanzette e scaffali di villa Mimbelli. Ma in questa fase è bene non escludere alcuna ipotesi. Le opere potrebbero essere scomparse di recente, negli ultimi due o tre anni, se è vero che in precedenza almeno una parte era stata esposta e usata per motivi di studio. Si sa che il museo è dotato di un sistema di videosorveglianza e che quando è chiuso al pubblico è comunque sorvegliato da guardie private. Di punti interrogativi, insomma, ce ne sono tanti. Ma i responsabili come si sono accorti della scomparsa? Un po' come quei bibliotecari che su richiesta degli utenti vanno a cercare un libro sullo scaffale più alto della biblioteca. Risulta infatti che a inizio estate la stessa direttrice sia andata nel magazzino-caveau a cercare un dipinto che per motivi di studio era stato richiesto al museo Fattori da una università toscana. La prima opera che non si trova fa scattare l'allarme, l'inventario successivo apre un mondo. O meglio un buco nero. Passano pochissimi giorni, la donna (responsabile dell'ufficio musei del Comune) fa tutte le verifiche del caso, avvisa l'amministrazione e sporge denuncia. Fino a oggi la notizia è rimasta sotto traccia. Eppure le cronache raccontano che già a luglio, dopo l'ipotesi di ospitare nel museo una collezione d'arte privata, il gruppo consiliare Futuro aveva presentato un'interpellanza - mai discussa - per chiedere anche se le condizioni di sicurezza dei magazzini fossero adeguate. A fine luglio, poi, con la decisione 202, la giunta comunale ha preso atto di un rapporto a firma dei dirigenti dei settori Cultura e Servizi alla città in cui venivano chiesti in generale "interventi di miglioramento agli impianti di sicurezza del museo Fattori"...
LIVORNO - Otto quadri spariti dal museo Fattori di Livorno
A Livorno, otto dipinti del museo Fattori di villa Mimbelli sono scomparsi. Le opere, di artisti come Vincenzo Cabianca e Enrico Pollastrini, erano custodite nei magazzini del museo. La responsabile del museo, Francesca Giampaolo, ha denunciato la scomparsa ai carabinieri di Firenze. I dipinti sono stati inseriti nella banca dati pubblica dei "beni culturali illecitamente sottratti". Il valore stimato delle opere scomparse è di circa 80mila euro. I responsabili del museo non hanno ancora spiegato come le opere siano scomparse. La scomparsa è stata scoperta durante un inventario.
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