GLI ex soprintendenti al Polo museale fiorentino Antonio Paolucci, oggi direttore dei Musei Vaticani, e Cristina Acidini non hanno abusato del proprio ufficio stipulando con il broker Marco Ciullini una convenzione per la stipula di polizze assicurative a tutela delle opere d'arte prestate a musei e gallerie in Italia e all'estero. Così ha stabilito il gip Angelo Antonio Pezzuti che, accogliendo la richiesta del pm Leopoldo De Gregorio, ha archiviato il procedimento nel quale erano indagati oltre ai due ex soprintendenti e al broker anche i funzionari dell'ufficio tecnico della Soprintendenza Marco Fossi e Maria Cristina Valenti. Ne hanno dato notizia gli avvocati Antonio D'Avirro e Michele Ducci, che difendono Antonio Paolucci e Cristina Acidini. Gli ex soprintendenti erano accusati di aver scelto il broker, e tramite questi le compagnie assicurative, in violazione delle norme del codice degli appalti, e di avere in tal modo obbligato i musei e le gallerie che chiedevano opere in prestito a servirsi della intermediazione della CS di Marco Ciullini e a stipulare le polizze con le compagnie di assicurazione da lui indicate (Axa Art e Synkronos). Queste polizze prevedevano un bonus in favore della Soprintendenza pari al 20 del premio assicurativo, per un totale complessivo, fra il 2006 e il 2013, di 1,2 milioni di euro. Gli avvocati D'Avirro e Ducci spiegano che fra il 2006 e il 2014 la Soprintendenza ha prestato fino a 1.000-1.500 opere, alcune delle quali inviate in Russia, in Cina, in Sud America. La copertura assicurativa viene calcolata dalla Soprintendenza in base al valore dell'opera, secondo la formula "da chiodo a chiodo" e "All risk" (fra cui quelli legati al terrorismo). Le assicurazioni di Stati stranieri non coprono talvolta tutti i rischi. Di qui la necessità di stipulare una polizza aggiuntiva, a carico del museo o galleria che riceve il prestito, e la ulteriore necessità di una solida base fiduciaria con il broker e con le compagnie da lui scelte, in modo da garantire la massima tutela (anche contro i furti) alle opere mandate in giro per il mondo. Gli avvocati sottolineano che la formula scelta per la polizza-quadro era vantaggiosa perché prevedeva tre sole esclusioni (guerra dichiarata, fissione dell'atomo e vizio preesistente). Quanto al bonus del 20 sull'importo dei premi garantito alla Soprintendenza, la Guardia di Finanza ha verificato che il denaro restava nelle casse delle assicurazioni e veniva utilizzato «per la realizzazione di progetti mirati alla tutela, conservazione e valorizzazione del patrimonio artistico», come la mostra "Pinocchio" nel 2006, restauri urgenti, acquisti straordinari per l'illuminazione, mostre per cui il finanziamento era insufficiente, l'apertura della Sala dei Fiamminghi agli Uffizi. Tutte finalità pubbliche e legittime che escludono il reato di abuso d'ufficio. Una polizza aggiuntiva per garantire la massima tutela Il bonus del 20 veniva usato per fini pubblici