UN PIANO avviato due anni fa che, pian piano, sta dando risultati. Milano ha un grande patrimonio di cascine da recuperare, tra quelle nelle campagne ai margini della città e quelle inserite ormai nel tessuto urbano. In diversi casi si tratta, però, di recuperi complicati, che richiedono grandi investimenti economici e tempi che si allungano per i vincoli conservativi di molte di queste strutture. Delle 61 cascine comunali soltanto 11 ospitano aziende agricole tradizionali: nelle altre sono già nati o nasceranno progetti diversi, che vanno dalla cultura, al sociale, passando per l'artigianato, l'accoglienza e la formazione. Alcuni bandi sono partiti negli ultimi due anni, ma per 11 cascine il futuro è ancora tutto da decidere: il momento di Expo, in cui sembrava si potesse dare una accelerata ai progetti di riconversione di luoghi agricoli abbandonati, è ormai passato. L'ultima assegnazione è di pochi giorni fa: la cascina Casottello a Porto di Mare è stata affidata per i prossimi 15 anni alle associazioni Sunugal e Fate Artigiane. Qui, dopo aver riqualificato l'immobile in stato di semi-abbandono, dopo aver ospitato prima un ristorante e poi occupanti abusivi verranno realizzati laboratori di fotografia e cucina, corsi di lingua, una radio di quartiere, una ludoteca, una biblioteca multiculturale, un cineforum, uno spazio per le associazioni di zona. Un progetto con due date di consegna, tra novembre 2017 e ottobre 2018 che verrà seguito dal Municipio 4, interessato anche da un altro bando chiuso da poco, quello sulla cascina Nosedo. In questo caso, per la prima volta, verranno usati 6,2 milioni di fondi europei: il progetto del Comune, selezionato con altre 26 proposte in tutta Europa, è quello di un polo per l'innovazione agricola, con centri di ricerca e di sperimentazione sulla produzione agroalimentare. Anche in questo caso il coinvolgimento del quartiere che della cascina Nosedo ricorda le tante occupazioni abusive sarà un passaggio fondamentale del progetto che verrà seguito dall'assessore Cristina Tajani. «La difficoltà di trovare risorse per le riqualificazioni delle cascine spiega l'assessore all'Urbanistica Pierfrancesco Maran deve portarci a provare nuove strade, come quella dei bandi europei». Rimettere a posto strutture malridotte e vincolate dalla Soprintendenza costa, e non sempre i bandi vanno a buon fine: è il caso della cascina Monterobbio (non lontana dall'ospedale San Paolo) che verrà riproposta a gara perché tutti i partecipanti al primo bando sono stati esclusi per vizi di forma o perché i progetti non rispondevano alle richieste dal testo. Assegnate nel 2014, ma ancora ferme alla fase progettuale, sono la cascina San Bernardo la società Umanitaria ne farà un centro di formazione per operatori agricoli, con ristorazione e laboratori di produzione e la cascina Monluè, che il consorzio Farsi Prossimo trasformerà con un centro culturale, alloggi sociali, ostello, e attività artigianali. Attività simili (con in più coworking e ambulatori) nella cascina Cotica, dove i lavori della cooperativa E.co.polis stanno partendo. Restano nel piano cascine alcune realtà che aspettano da tempo un intervento: undici luoghi, dalla Brusada di via Caprilli alla cascina Colombé di via Bonfadini.
MILANO - Cultura e artigianato il piano di rinascita per 50 ex cascine
Il Comune di Milano ha lanciato un piano per recuperare il patrimonio di cascine comunali, che sono state oggetto di investimenti economici e tempi lunghi a causa dei vincoli conservativi. Delle 61 cascine, solo 11 ospitano aziende agricole tradizionali, mentre gli altri sono stati oggetto di progetti diversi, come la cultura, il sociale, l'artigianato, l'accoglienza e la formazione. Alcuni bandi sono stati lanciati negli ultimi due anni, ma il futuro di 11 cascine è ancora incerto. L'ultima assegnazione è stata la cascina Casottello a Porto di Mare, che sarà gestita dalle associazioni Sunugal e Fate Artigiane per 15 anni.
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