"Prendere e lasciare", così si può riassumere il rapporto che Rubens instaurò con l'Italia ed è ciò che la mostra mette in luce, attraverso un esauriente confronto tra i dipinti di Rubens e quelli dei pittori del Cinquecento e del Barocco italiano. «Ci sono voluti tre anni», racconta la curatrice, Anna Lo Bianco, «per realizzare questa esposizione che consente di valutare l'influenza di Rubens sugli italiani. Considero pittori come Pietro da Cortona, Giovanni Lanfranco, Luca Giordano e Gian Lorenzo Bernini debitori del suo linguaggio». L'esposizione realizzata grazie alla collaborazione tra il comune di Milano Cultura, Palazzo Reale e Civita, supportata da un prestigioso comitato scientifico composto da Eloisa Dodero, David Jaffe', Johann Kraeftner, Cecilia Paolini e Alejandro Vergara, presenta un corpus straordinario: 40 opere di Rubens, oltre a quelle di una trentina di artisti italiani, grandi protagonisti del '500 e dei primi decenni del '600. Prestiti che arrivano da importanti musei, come l'Ermitage di San Pietroburgo, il Prado di Madrid, la Gemaldgalerie di Berlino, la collezione del Principe del Liechtenstein e gli italiani Musei Capitolini, la Galleria nazionale di Arte Antica di Roma, la Galleria Borghese, gli Uffizi e la Galleria Palatina di Firenze, Palazzo Ducale di Mantova, il Museo Archeologico di Napoli. Tra i capolavori esposti si trovano "Saturno che divora uno dei suoi figli", "San Gregorio con Santa Domitilla, San Mauro e San Papiniano", il "Ritratto della figlia Clara Serema" e la splendida "Adorazione dei Pastori" proveniente da Fermo, che lo scorso dicembre fu ospitata a Palazzo Marino, e ammirata da 120mila persone. Rubens fu l'unico artista nordico a venire in stretto contatto con l'atmosfera romana di Carracci e del Caravaggio. Nato a Siegen, in Westfalia, nel 1577, cresciuto a Colonia, dove il padre si era rifugiato per evitare la persecuzione spagnola nei confronti dei protestanti, a dodici anni si trasferisce ad Anversa, dove studia il latino, riceve un'educazione umanista e diventa cattolico. Nel maggio del 1600 partì per l'Italia, facendo tappa prima a Venezia dove studiò Tiziano, Veronese e Tintoretto, poi, entrato in contatto con Vincenzo I Gonzaga duca di Mantova, accettò l'incarico di pittore di corte, conservando tale carica fino alla fine del suo soggiorno italiano. Nel 1601 venne inviato dal duca a Roma per copiare alcuni quadri, in questo soggiorno romano, ampliò ulteriormente i suoi orizzonti figurativi, grazie alla copia di modelli di Michelangelo e Raffaello, allo studio dell'antico, ma guardò anche alla coeva produzione artistica che già annunciava la dilatazione spaziale, la magniloquenza dei gesti, la tavolozza accesa, la ricchezza dei panneggi e l'accentuato chiaroscuro. L'allestimento della mostra milanese evidenzia gli elementi che diverranno tipici del Barocco romano: «L'architetto Corrado Anselmi», sottolinea la curatrice, «ha lavorato per valorizzare il confronto su stile, temi o dettagli». Dai ritratti di famiglia e dei personaggi celebri, si passa alla pittura religiosa, con le grandi scene che lo fecero definire un "furioso del pennello" e si arriva alla reinterpretazione dei grandi miti dell'antichità pagana. Il "Ritratto di Gio Carlo Doria a cavallo" di Palazzo Spinola di Genova è affiancato a un'interpretazione del cavallo della Battaglia di Anghiari, mentre il colossale "Ercole" è collocato insieme allo stesso eroe dipinto da Pietro da Cortona e alla "Testa del Laocoonte" del Bernini. «È una mostra non cronologica», prosegue la curatrice, «ma che procede per confronti, come quello tra sculture classiche quale l'Afrodite al bagno ripresa da Rubens in Susanna e i vecchioni: in lui rivive la forza del mito come massima espressione della cultura occidentale». "Mi piacerebbe che l'incontro con Rubens lasciasse una traccia della sua natura radiosa del profondo amore per l'arte e la vita che lo contraddistingue" è l'auspicio di Anna Lo Bianco. Infatti, la mostra racconta anche lo straordinario impeto e vigore di un artista che lasciata l'Italia a trent'anni e fu poi amato in tutta Europa. Nominato pittore degli arciduchi Alberto d'Austria e Isabella con anche importanti compiti politici, dopo la morte dell'amata moglie, accettò numerosi incarichi diplomatici che lo portarono in Belgio, Francia, Spagna, Olanda e Inghilterra, diffondendo ovunque il suo stile audacissimo, dal dinamismo intenso, dalle potenti forme, dalla rapida e salda fattura, che aprò la via al tumultuoso Barocco europeo.
"Rubens e la nascita del Barocco", 40 capolavori in mostra a Milano
L'esposizione "Prendere e lasciare" a Milano mostra il rapporto tra Rubens e l'Italia attraverso un confronto tra i dipinti di Rubens e quelli dei pittori del Cinquecento e del Barocco italiano. La mostra presenta 40 opere di Rubens e oltre 30 opere di artisti italiani, tra cui Pietro da Cortona, Giovanni Lanfranco, Luca Giordano e Gian Lorenzo Bernini. L'esposizione è stata realizzata grazie alla collaborazione tra il comune di Milano Cultura, Palazzo Reale e Civita, e presenta un corpus straordinario di opere provenienti da importanti musei in Europa.
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