Il convegno è di quelli planetari. Oltre 200 direttori di musei, curatori di mostre, esperti di comunicazione riuniti a Palazzo Reale per dare forma concreta a quello che sembra un miraggio: trovare la ricetta della «mostra ideale» capace, cioè, di raggiungere l'aureo compromesso tra plausibilità scientifica o artistica e appetibilità da parte del grande pubblico. Né gli «effetti speciali» che stupiscono ma banalizzano, né la Cultura che rinunci alla maiuscola per trasformarsi in una facile Disneyland dove si mescolano Caravaggio ed Henry Potter, Settecento sabaudo ed Elisa di Rivombrosa. Il Piemonte e Torino guardano a questa difficile alchimia con occhio attento, puntando in particolare su un monumento che ha le potenzialità per ritornare «luogo di delizie» e motore di sviluppo culturale e turistico: la reggia di Venaria Reale. Gianni Oliva, lei come assessore alla cultura della Regione, ieri mattina al convegno ha citato questo bene quasi come paradigma della confluenza possibile tra la gioia dell'arte da vedere e l'emozione dell'arte da vivere. «Partirei da una considerazione. I musei, le esposizioni, si dividono in due grandi modelli: quelli "di risonanza" e quelli più specificatamente "di meraviglia". Nei primi l'oggetto esposto parla da solo, trasmette direttamente il suo significato, a volte la sua commozione, al visitatore. Penso alle teche di Auschwitz dove sono raccolte le cose che evocano la vita quotidiana dei deportati, o a luoghi della Storia dove il sedimento culturale è mostra di se stesso». E le esposizioni «di meraviglia»? «In Piemonte, a Torino, ne abbiamo parecchie. Basti pensare alle suggestioni profonde comunicate dal Museo Egizio o a quelle prepotenti del Museo del Cinema o da un'istituzione poco valorizzata, ma assai importante come il Museo dell'Automobile». Arriviamo a Venaria. «E' un edificio che, in prospettiva, ha, sia sotto il profilo "di risonanza" sia, specialmente, sotto quello "di meraviglia" potenzialità straordinarie». Prima di parlare del «come» sarà possibile riutilizzarla, ci dica del «quando». «Se tutto procede nel migliore dei modi, all'inizio del 2007. Non è un traguardo lontano». Come sarà, allora, nei progetti e nei sogni dell'assessore alla Cultura, la Reggia rinnovata? «Sarà un museo fatto per "catturare" il grande pubblico mostrandosi come racconto preciso e attendibile della magnificenza d'una corte nel 6-700. Un allestimento che, oltre ad esporre quadri e oggetti d'epoca, sarà arricchito da imponenti effetti speciali, film proiettati su sei pareti, musica, fontane, giochi collegati a quei periodi, come la pallacorda. Addirittura menu che spieghino come e che cosa mangiassero in quei secoli signori e popolo. Senza dimenticare, ovviamente, di rendere fruibile questo monumento sia dagli anziani, sia dalle persone svantaggiate. La cultura non dev'essere punitiva. E, allora, ovviamente anche panchine per riposarsi e percorsi senza barriere architettoniche». Un'affascinante macchina del tempo che accende flash sul passato. Ma non percepisce il rischio che la tecnologia diventi invasiva e squilibrante? «Certo. Occorreranno sforzi e attenzione per dosare l'intensità nell'utilizzo di questi effetti. Vede, io che sono uno storico potrei passare ore davanti a un'armatura di Amedeo di Savoia esposta nuda e cruda in una vetrina. Mio figlio, invece, non si fermerebbe neppure un minuto. Si tratta di contestualizzare, di stimolare l'interesse della gente, d'invogliarla a nuove visite. Sono tornato, recentemente, al Museo di Scienze Naturali di Londra che avevo visto una quindicina d'anni fa: c'è da restare allibiti. L'attendibilità scientifica è rimasta altissima, ma la fruibilità è decuplicata proprio grazie alle nuove tecnologie. Non si può più prescindere dall'uso della "meraviglia"».
Venaria? Vi stupirà
Il convegno "Planetario" ha riunito direttori di musei, curatori di mostre e esperti di comunicazione a Palazzo Reale per discutere della creazione di mostre ideali che possano raggiungere un equilibrio tra plausibilità scientifica o artistica e appetibilità per il grande pubblico. Il Piemonte e Torino guardano con attenzione a questa alchimia e puntano sulla reggia di Venaria Reale come possibile luogo di delizie e sviluppo culturale e turistico. L'assessore alla cultura della Regione, Gianni Oliva, ha citato la reggia come paradigma della confluenza possibile tra arte e cultura. I musei si dividono in due modelli: quelli "di risonanza" e quelli "di meraviglia".
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