Giovedì quinto appuntamento del ciclo di incontri A Sant'Andrea delle Dame si parla di cultura e investimenti con il presidente di Confindustria Arte e mecenatismo, impresa e cultura, investimenti e territorio. Si parlerà di bellezza, identità e futuro del nostro patrimonio nella prossima tappa di CasaCorriere dedicata a «Cultura e investimenti. Quando l'arte incontra un mecenate», e che non a caso abiterà la Sala degli Affreschi di Sant'Andrea delle Dame, giovedì alle 18, che la Seconda Università di Napoli ha restituito alla luce di un tempo con un recente restauro e che molti napoletani potranno vedere per la prima volta. E' il quinto appuntamento del ciclo di incontri organizzati dal Corriere del Mezzogiorno in luoghi storici della città, dal forte significato simbolico, che per un pomeriggio diventano la «casa» del Corriere, mettendo in comunicazione il giornale con i cittadini (per partecipare basta scrivere alla community: prenotazionicasacorrierecorriere.it). L'iniziativa si inserisce nelle celebrazioni per il centoquarantesimo anniversario della fondazione del Corriere della Sera . Coordina Enzo d'Errico, direttore del Corriere del Mezzogiorno , con un panel che vede protagonisti Vincenzo Boccia, presidente di Confindustria; Giuseppe Paolisso, rettore della Seconda Università di Napoli; lo storico Giuseppe Galasso, editorialista del Corriere; Massimo Osanna, soprintendente ai beni archeologici di Pompei; l'economista della cultura Michele Trimarchi lo scrittore Maurizio de Giovanni. Al dibattito seguirà «Vestire l'arte: cultura e industrie creative», installazione performativa realizzata con gli studenti della laurea magistrale in Design per l'innovazione del DCdea. E se è vero che l'arte ha sempre più bisogno di mecenati,è anche vero che purtroppo sembra che costoro abitino per lo più al Nord. Questo il dato che emerge dagli investimenti raccolti con «art bonus» dal ministero per i Beni culturali. Si tratta di circa 124 milioni, di cui solo 720 mila euro dalla Campania, che può contare su appena 107 investitori sul totale di 3401 da tutta Italia. A raggranellare di più è il San Carlo che riceve 635.800 euro. Ai Girolamini 30.350, mentre è sconsolante constatare che sono 50 gli euro trovati per il restauro della Guglia dell'Immacolata. Dieci per il Campanile dell'Annunziata e ben cinque euro per l'Albergo dei poveri. Secondo il sottosegretario Antimo Cesaro «non si tratta solo di debolezza del tessuto imprenditoriale e sociale, ma anche di mentalità. Quel che serve al Sud è un maggiore senso identitario e il desiderio di sostenere il patrimonio culturale pubblico». Investire sull'arte può anche convenire. Con art bonus si realizzano interventi di manutenzione, protezione e restauro di beni culturali pubblici; oppure di sostegno a istituti e luoghi della cultura, fondazioni lirico sinfoniche, teatri di tradizione. E chi ci mette i soldi gode di bonus fiscali che possono toccare anche quota 65 per cento. Perché allora nel Sud si fatica? «Perché è necessario l'incrocio di buone volontà: l'amministratore pubblico o l'ente si deve fare parte attiva, mettere il proprio patrimonio in vetrina e d'altro canto il privato deve mostrare una certa generosità. L'incontro di CasaCorriere sarà l'occasione di mettere questi dati in giusta evidenza. Tra l'altro va sottolineato che per ora si tratta solo di beni pubblici». E come mai la risposta è stata così scarsa? «Non si può negare la mancata partecipazione da parte del tessuto produttivo campano. Ma è pur vero che nel Mezzogiorno ci sono imprenditori dotati di visione etica che partecipano alle iniziative che riguardano il sociale. Ecco, tra la generosità sociale e il mecenatismo prevale la prima». E quindi, prosegue Cesaro, «dobbiamo e possiamo fare di più, lo dico anche ai superdirettori che godono dell'autonomia». Quel che conta comunque è «la rinnovata forma mentis del ministero nei confronti della collaborazione tra pubblico e privato». Un' altra dimostrazione è nel programma Cultura Crea che prevede investimenti a fondo perduto o a interessi zero per imprese che operino nel settore dello sviluppo culturale. «Sono fondi Pon per 107 milioni che possono essere impiegati nelle cinque regioni del Sud. Sono destinati a start up, imprese che operano già nel settore o privato sociale, cioè cooperative. Sono richiesti progetti che creino occupazione, innovazione e sostenibilità». L'invito vale per tutti: fatevi venire buone idee, la cultura al Sud può crescere.