Ricompaiono all'asta le sedie di Napoleone perse a Palazzo Reale durante la Guerra Un paio di sedie dipinte in color crema con intarsi dorati dei primissimi anni del XIX secolo saranno battute all'asta da Sotheby's a Londra domani. Peccato che rechino un numero di inventario in inchiostro rosso e un'etichetta di carta stampata con su scritto: «Palazzo Reale di Milano Appartamento di Rappresentanza di Sua Maestà l'Imperatore e Re n.194». Sono le sedie di Napoleone, ovvero quelle realizzate quando Napoleone re d'Italia fece realizzare la sua reggia a Palazzo Reale, dove già risiedevano gli Asburgo. Residenza che, con molti rifacimenti e libertà inventive, si è cercato di ricostruire negli ultimi decenni e che oggi ospita grandi mostre come quella ora dedicata a Hokusai, Hiroshige, Utamaro (catalogo Skira). Le due sedie sono marcate F2955-75 e F2956-75 e l'etichette in inchiostro rosso portano ulteriori numeri identificativi. Base d'asta circa 2.000-3.000 sterline. Due sedie identiche sono al Museo del Risorgimento dove le vide lo studioso Enrico Colle che le descrive nel suo libro Mobile e Intagli lignei, Museo d'Arti Applicate , pubblicato nel 1996 (sono alle pagine 294 e 298). Le sedie descritte da Colle sono provvisti di un'etichetta identica alla coppia offerta domani da Sotheby's: «Palazzo Reale di Milano Appartamento di Rappresentanza di Sua Maestà l'Imperatore e Re n.194». Da quel che si sa, all'inizio del Novecento queste sedie erano ancora a Palazzo Reale. Erano documentate nella Prima Sala degli Arazzi del Palazzo. Lo si riscontra in una fotografia anteriore al 1943 presente nel libro dello storico dell'architettura Flavio Conti intitolato Palazzi Reale e Residenze Signorili (Novara, 1986, pagina 120). Un modello simile di sedie, con foglie intorno e dietro alla seduta è presente anche in altre residenze imperiali mentre un identico insieme di sei sedie, dipinte in bianco e verde con un'etichetta quasi identica a quella sopra descritta, proveniente da collezione privata, è già stata ceduta il 13 dicembre del 2000 (era il lotto 248). Morale: una parte degli arredi di Palazzo Reale sta per essere di nuovo scambiata sul mercato internazionale. La provenienza è privata. È finita in mano privata probabilmente da appropriazioni avvenute in maniera poco controllata durante la Seconda Guerra Mondiale, quando parte degli arredi furono trasferiti in varie sedi e quando il Palazzo fu pesantemente distrutto e restò a cielo aperto, Sala delle Cariatidi compresa. Come è noto, nel Dopoguerra il Palazzo finì un po' nel dimenticatoio sino all'urlo di dolore di Federico Zeri che in una celebre puntata televisiva mostrò lo sfacelo dell'ex residenza spagnola e austriaca prima, e napoleonica poi. Quando partirono i lavori di recupero molto era già stato sottratto e poco rimaneva del tessuto originale e degli arredi, se si eccettuano due capolavori: lo storico centrotavola di Giacomo Raffaelli e il quadro Lady Venetia Digby come allegoria della Prudenza di Van Dyck. Parte degli arredi sono ancora in altre sedi. Il Comune, negli ultimi decenni, ha restituito al pubblico le sale appartenenti al periodo neoclassico e le stanze dell'Appartamento dei principi e adeguato l'intero complesso. Forse potrebbe intervenire anche per riacquistare gli arredi o intervenire sulla vendita.