Chiamparino: persa la rete di relazioni di Fassino TORINO. «Mi sembra sia arrivato il momento di confrontarsi con la realtà, una volta per tutte». Sergio Chiamparino si è morso la lingua per quasi una giornata intera. Quando due signore litigano, non bisogna intromettersi, la sua linea era questa. Ma alla fine anche il presidente del Piemonte, ex sindaco molto amato dai suoi concittadini, si è arreso. La posta in gioco va oltre il torto o la ragione, riguarda una certa idea di Torino e del suo futuro. «Patrizia Asproni è una professionista che in questi anni ha dato un contributo importante a Torino per competere con le maggiori città culturali europee». Spera che ci ripensi? «Senza farmi troppe illusioni. Ma in ogni caso la questione delle sue dimissioni date dopo l'invito ad andarsene che le ha rivolto la sindaca Appendino riguarda anche me». Si sente parte in causa? «Lo sono, accidenti. La Regione è uno dei soci della Fondazione Torino Musei. Il sindaco non può annunciare da sola certi provvedimenti, perché il rapporto non è esclusivo». Avrebbe dovuto essere una decisione collegiale? «Proprio così. Prima di sfiduciare in pubblico un presidente ci vorrebbe un confronto con gli altri soggetti chiamati ad esprimersi sul tema. A cominciare dal sottoscritto». Ma lei non era titolare di metà della premiata ditta «Chiappendino»? «Se con quel brutto neologismo si intende una doverosa collaborazione istituzionale con la sindaca di Torino, ebbene lo rivendico e andrò avanti sulla mia strada, anche se una parte del mio partito non capisce. Ma serve chiarezza». Cosa le risulta oscuro? «Mi chiedo in quale modo vogliamo dare continuità all'organizzazione di eventi culturali e agli interventi necessari per la valorizzazione di strutture, penso al palazzo di Stupinigi, con le stesse potenzialità della reggia di Venaria, che in questi anni hanno dato rilevanza internazionale a Torino. Non sono ancora riuscito a capirlo». Un sindaco si giudica solo dalla cultura? «Piaccia o non piaccia, la cultura è fondamentale per questa città. Piaccia o non piaccia, il suo predecessore Piero Fassino portava in dote una serie di relazioni e di contatti internazionali, che ora non ci sono più. Siamo pronti a ragionare insieme a lei. Restiamo in attesa». Quali sono i nodi da sciogliere? «Bisogna capire che intenzioni ha la sindaca su beni ed eventi culturali. Bisogna capire come coinvolgere le Fondazioni e i privati. Perché è bene dirlo in modo chiaro, senza di loro non si va lontano, mancano le risorse». Intanto Milano prende tutto, saluta e se ne va... «Nel lontano 2001 il mio primo atto da sindaco fu la presenza all'assemblea degli azionisti Telecom per protestare contro la decisione di spostare la sede legale dell'azienda da Torino a Milano. Il ruolo centrale di Milano, finanziario soprattutto, non è certo una novità. E non deve essere neppure una scusa». Come ribaltare questa inerzia milanocentrica? «L'abbiamo già fatto in passato. Con le Olimpiadi invernali, con una idea nuova di città. Certo, il pendolo non sta fermo, adesso è dalla loro parte. Mi permetta un ossimoro. Il rapporto deve essere di competizione collaborativa, o viceversa». Ce lo spiega? «Ci sono cose che devono essere fatte insieme. Come la logistica, un settore fondamentale. Come la ricerca universitaria, penso ai due Politecnici. E poi ci sono altri fattori di competizione, dove ognuno gioca per conto suo». Tipo due Saloni del libro nello stesso periodo dell'anno a pochi chilometri di distanza? «Non ci vedo nulla di scandaloso. La Fiera del libro di Francoforte convive serenamente con la manifestazione quasi gemella di Lipsia. Magari ne viene del buono per entrambi». Proprio nulla da rimproverare a Milano? «Diciamo che ha in dote un capitale di infrastrutture da utilizzare al massimo che spinge a politiche molto aggressive su costi e condizioni». Torniamo a Torino? «Dobbiamo darci una mossa. Non è che dobbiamo fare la quarta guerra di indipendenza. Se vengono meno eventi ed attività, la città si ferma, o si percepisce così. C'è il rischio di perdere identità e senso di appartenenza». Cosa dovrebbe fare la sindaca Appendino? «L'ho detto all'inizio. Confrontarsi con la realtà. Bisogna capire come far fronte alla perdita del valore aggiunto che portava Fassino. C'è un clima preoccupante, che temo possa incidere sul bene più importante che abbiamo costruito in questi anni: l'orgoglio di essere e sentirsi torinesi».
Torino Musei. La sindaca ha deciso senza neppure chiamarmi. Torino rischia il declino
Sergio Chiamparino, presidente del Piemonte, ha espresso la sua preoccupazione per la perdita delle relazioni di Fassino, che ha lasciato il ruolo di sindaco di Torino. Chiamparino ha anche espresso la sua disapprovazione per le dimissioni della professionista Patrizia Asproni, che aveva lavorato per promuovere Torino come città culturale. La sindaca di Torino, Appendino, ha annunciato le dimissioni di Asproni e ha anche sfidato Chiamparino, accusandolo di essere parte in causa. Chiamparino ha risposto, affermando che la Regione non può annunciare da sola certi provvedimenti e che la decisione di Asproni è stata un errore.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo