Pompei sorprende sempre: un ritrovamento di grande interesse recuperato nel complesso archeologico di Moregine, presso la città campana distrutta dall'eruzione del Vesuvio del 79 d.C, è stato presentato ieri a Roma, al Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Si tratta di un servizio completo di argento composto da 20 pezzi, tra cui due kantharoi con decorazione a rilievo e un piatto di notevole fattura. Ci troviamo di fronte a un vero tesoro che sarà in grado, ha osservato Anna Maria Reggiani, Direttore Generale per i Beni Archeologici, di fornire «una nuova chiave di lettura nell'interpretazione della civiltà pompeiana e della sua documentazione archeologica, in particolare delle argenterie, fondamentali per le informazioni che riescono a fornire sull'arte, sull'economia, sugli scambi, sulla formazione e sull'accumulazione della ricchezza». Singolari sono anche le caratteristiche del ritrovamento, ricostruito dal soprintendente archeologico di Pompei, Pie-tro Giovanni Guzzo, che restituiscono la drammaticità delle ultime ore di Pompei. Ma procediamo per ordine. Il vasellame d'argento è stato trovato all'interno di una gerla nel corso dei lavori per la realizzazione della terza corsia autostradale, nel tratto Napoli-Salerno. La cesta era di vimini ed era nascosta da uno spesso strato di cenere lavica e da un pane di terra. Era un reperto così difficile da interpretare che si è dovuti ricorrere addirittura ad una radiografia. In laboratorio si è proceduto quindi a una sorta di microscavo che ha portato alla scoperta degli argenti. Un uomo (o una donna) di fronte all'avvicinarsi del pericolo aveva raccolto il vasellame e, sistematolo nella gerla, aveva tentato la fuga sperando di riuscire a salvare un bene che giustamente riteneva prezioso e che per lui (o per lei) si caricava di un valore affettivo. Non riuscì comunque a portarlo con sé, si rese conto che il peso avrebbe ostacolato la sua fuga o gli avrebbe impedito di portare in salvo qualcosa di ancora più caro. Sul piano archeologico, il tesoro di Moregine rappresenta una vera rarità. Si deve considerare infatti che, durante l'intera storia degli scavi di Pompei, sono stati trovati finora soltanto altri quattro servizi, l'ultimo dei quali più di settant' anni fa. Questo ha poi la particolarità di provenire da un "contesto chiuso": abbiamo di fronte a noi un set completo e ciò aumenta la sua importanza e il suo interesse. Un altro dato di notevole rilievo è che abbiamo un termine certo - il 79 d.C. - per stabilire il momento della sua realizzazione sicuramente precedente a quell'evento. I due kantharoi sono di fattura pregevole e sarà interessante indagare la decorazione a sbalzo che li impreziosisce, ma una notevole finezza contraddistingue tutte le forme. Molta attenzione va prestata anche alla gerla che era - come si è detto - realizzata in vimini e presentava un coperchio e una piccola cerniera. I pezzi saranno sottoposti ad ulteriori analisi ed indagini scientifiche - va stabilita, ad esempio, ancora la lega impiegata - e poi saranno presentati al pubblico in occasione di una mostra che verrà allestita presso il Museo Archeologico Nazionale di Napoli. Presentando il materiale rinvenuto, il ministro Rocco Bottiglione ha detto che si sta affermando «una maggiore sensibilità verso la tutela del patrimonio artistico e tutti, soggetti pubblici e privati si sentono coinvolti nella ricostruzione della storia della nostra civiltà». Vorremmo che davvero fosse così, è stato il commento che si è colto fra chi ascoltava.