Tre scavi clandestini quest'anno. Cinque l'anno scorso. E neanche un euro per procurarsi un impianto di video- sorveglianza e scongiurare dunque ulteriori razzie. Così il parco di Himera, l'area archeologica alla periferia di Termini Imerese, ci prova rivolgendosi ai privati: si cercano 350mila euro per un sistema di vigilanza a raggi infrarossi e altri 30mila per migliorare la recinzione, troppo facile da aggirare a giudicare dai risultati di quanti si sono introdotti nella struttura. Già, perché negli ultimi due anni la responsabile del parco che ospita la "Phiale di Caltavuturo", Maria Rosa Panzica, ha fatto la spola fra il suo ufficio e le caserme dei carabinieri. Perché ogni mattina i custodi del parco perlustrano l'area archeologica, e almeno una volta ogni due o tre mesi trovano una sorpresa spiacevole: scavi clandestini effettuati alla ricerca di reperti da immettere nel mercato illegale. "In particolare dice Panzica la zona più colpita è quella del piano di Himera, nell'area archeologica della città alta". Così, quest'anno ai carabinieri del comando provinciale e del nucleo di tutela del patrimonio artistico sono stati denunciati tre casi, mentre l'anno scorso ne sono stati segnalati cinque. Con indagini che portano anche risultati apprezzabili: a metà maggio, con un'inchiesta partita proprio dall'area archeologica di Termini Imerese, i militari dell'Arma hanno arrestato due persone e denunciato 22 presunti componenti di un'organizzazione criminale che specula sulla tratta dei reperti. Negli ultimi due anni, i carabinieri hanno recuperato quasi 3.000 pezzi, 300 solo nell'operazione di maggio. Adesso, però, si lavora sulla prevenzione. A patto di trovare uno sponsor.
Furti nel sito archeologico, una colletta per la sorveglianza
Il parco di Himera, un'area archeologica a Termini Imerese, ha subito tre scavi clandestini quest'anno e cinque l'anno scorso. La responsabile del parco, Maria Rosa Panzica, ha denunciato la zona più colpita come quella del piano di Himera, nell'area archeologica della città alta. I carabinieri hanno segnalato tre casi di scavi clandestini quest'anno e cinque l'anno scorso. Negli ultimi due anni, sono stati recuperati quasi 3.000 pezzi di reperti. L'Arma ha arrestato due persone e denunciato 22 presunti componenti di un'organizzazione criminale che specula sulla tratta dei reperti.
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