Che gran parte della classe politica napoletana - con l'eccezione dei Verdi che conferma la regola - costituisca un esempio sconfortante di insensibilità se non addirittura di insofferenza per i valori ambientali e paesaggistici lo abbiamo purtroppo constatato da decenni. Nella cultura di certi politici non suscita alcuna reattività o segno di interesse perfino la consapevolezza da parte dell'opinione pubblica che il paesaggio è tutelato dalla Costituzione della Repubblica italiana. Mi riferisco alla vicenda dei pontili installati sul lungomare di Napoli per realizzare un porto turistico stagionale di 600 barche, su cui si è registrato il consenso trasversale degli enti locali. E al riguardo non possiamo sottacere dell'assordante silenzio di Antonio Martusciello, che in qualità di viceministro dei Beni culturali doveva schierarsi e appoggiare la rigorosa opposizione a tale realizzazione da parte della Soprintendenza. Desta tuttavia viva sorpresa la posizione assunta nella vicenda da Antonio Corbo ("Repubblica" del 16 luglio) in appoggio di Regione, Comune e Autorità portuale, mentre il comportamento della competente Soprintendenza per i Beni Architettonici e - si badi bene - per il Paesaggio viene così commentato: «C'è la storia di una burocrazia rissosa fino a essere cieca». L'assessore all'Ambiente Monti viene poi bacchettato perché a sua volta si oppone alla soluzione dei pontili e lo si invita a visitare la Costa Azzurra. Insomma si intende riproporre quello che "II Mattino" del 13 marzo 2003 stentoreamente intitolava: "Un progetto ambizioso: Napoli come Montecarlo!". Contro siffatto inconsulto progetto, che inseguiva modelli di sfrontata deregulation urbanistica e fiscale, insorsero Italia Nostra e numerosi urbanisti, storici dell'architettura (Giancarlo Alisio) e associazioni ambientaliste (Comitato giuridico di difesa ecologica) chiedendo alle soprintendenze napoletane la tutela del lungomare di Napoli. In particolare vennero segnalati i pericolosi aspetti che avrebbero comportato l'ulteriore alterazione e il deturpamento del lungomare pregiudicando anche il livello della qualità della vita. È il caso di ricordarli: inquinamento marino dovuto allo scarico a mare a seguito di perdite o svuotamento di serbatoi di oli e carburanti, di versamento anche involontario di rifiuti; inquinamento atmosferico da gas di scarico dei motori di auto e imbarcazioni; congestione del traffico per l'afflusso di autovetture dirette agli approdi e per la sosta delle auto in assenza di idonei parcheggi; accumulo di rifiuti prodotti dai diportisti; incompatibilità con la balneazione sul lungomare, che pure costituisce obiettivo prioritario delle amministrazioni e che potrebbe essere considerato raggiungibile grazie al processo di disinquinamento avviato da tempo. L'aspetto più grave della vicenda pontili è infine costituito dalla circostanza che l'Autorità portuale di Napoli insista nell'elargire concessioni per un porto turistico sul lungomare, malgrado ciò sia espressamente vietato dal vincolo di tutela già imposto dalla Soprintendenza Beni Architettonici ai sensi dell'art. 46 del D.L. 22-1-2004, n. 42. Tutto ciò crea false aspettative di lavoro, che invece possono legittimamente trovare sbocco nel porto turistico da realizzare subito a Vigliena e, secondo alcune proposte, nello stesso porto di Napoli. Infine una curiosità: etimologicamente il termine assessore sembrerebbe derivare da assiso, seduto. Perché tace oggi il nuovo assessore all'Ambiente della Regione Campania, Gabriella Cundari, che invece su "Repubblica" del 19 marzo 2005 tuonava contro i predetti pontili prevedendo «inquinamento dello specchio marino, intasamento del traffico, attività commerciali abusive, produzione di rifiuti, varie forme di degrado e altri inconvenienti»? Presidente di Italia Nostra, sezione di Napoli Il presidente di Italia Nostra ha una visione non solo romantica del Golfo, ma coerente. Auspica un lungomare non deturpato e balneabile. Giusto che sostenga la Sovrintendenza: «Si batte per il paesaggio». Il mio articolo è invece l'analisi della realtà. 1) La Sovrintendenza blocca i pontili mobili di un ormeggio finalmente autorizzato. Presto deciderà il Tar. Non può sfuggire intanto che la controversia abbia effetti perversi: rinvia la soluzione, sono fiorenti gli ormeggi abusivi, protetti dalla camorra come dimostra l'inchiesta del pm Raffaele Marino, con arresti e sequestri. Uno specchio d'acqua occupato abusivamente rende 600 mila euro per ogni 200 barche. Con lavoro nero e pizzo ai clan. Questo è il lungomare che vorrebbe Italia Nostra? 2) Napoli è il terzo porto dei Mediterraneo. Passeggeri, merci, cantieristica. Movimento che impegna tutta la rada con 300 unità al giorno. Inquinano meno di fogne e fiume Sarno. Ma che dice, chiudiamo anche il porto? 3) Una città che vive di turismo non può ignorare la nautica da diporto. Una banchina con vele e yacht davvero rovina il paesaggio? La Sovrintendenza va tuttavia elogiata. Si batte per il paesaggio. Anche contro Comune, Regione, Autorità del porto. È uno dei suoi compiti di istituto. Così come un giorno troverà il tempo anche per le 90mila richieste di condono inevase (legge4785). I Comuni aspettano la sua risposta da vent'anni. (a.c.)