PRATO Quei quadri devono tornare a casa. Lo ha deciso la Soprintendenza di Firenze, Pistoia e Prato. Entro la fine della prossima settimana il professor Andrea Pessina responsabile dell'organo ministeriale avvierà la procedura per riportare in Toscana le opere d'arte trasferite dall'ex presidente della Banca Popolare di Vicenza, Gianni Zonin, che nella città del Palladio voleva creare un super museo per dar lustro all'intero istituto di credito, proprietario della Cassa di Risparmio di Prato. Un sogno come quello di incrementare il numero degli sportelli in tutta Italia svanito con il crac finanziario. Un buco che ha portato alla completa svalutazione delle azioni della Popolare e a ingenti e drammatiche perdite per i risparmiatori. Solo a Prato ne hanno fatto le spese in seimila. Pensionati, dipendenti e liberi professionisti che avevano comprato titoli a più di 60 euro e che prima dell'estate con l'acquisizione da parte del Fondo Atlante li hanno visti sprofondare a 10 centesimi. E siccome la storia insegna, ora la città si è mossa per riavere i quadri. Perché la paura è quella che possano essere venduti ancora una volta. Dipinti dal valore inestimabile come il Crocifisso con cimitero ebraico di Giovanni Bellini (che da solo vale fra i 20 e i 30 milioni di euro), la Madonna col bambino di Filippo Lippi e l'Incoronazione di spine del Caravaggio. Ma anche i marmi di Lorenzo Bartolini, fra i più importanti scultori vissuti fra il 1700 e il 1800 dopo Antonio Canova, oltre ad alcuni dipinti di Cesare Dandini. Portati via da Gianni Zonin, il re dei viticoltori veneti, proprietario di una splendida tenuta sulle colline di Radda in Chianti, che ha guidato l'istituto per quasi 20 anni. «Con manie egemoniche spiega l'attuale presidente della Fondazione Cariprato, Fabia Romagnoli e una gestione accentrata su sé stesso che ha portato a grossi errori di valutazione». In tutto stando ai dati della Soprintendenza in Veneto il "Doge" (questo il soprannome di Zonin) avrebbe spostato una trentina di opere fra le 120 dell'intera collezione, per un valore complessivo di circa 50 milioni di euro secondo il critico d'arte Vittorio Sgarbi. Opere che entro febbraio-marzo potrebbero però tornare a casa. «Stiamo lavorando da molto tempo all'introduzione del vincolo conferma il soprintendente Andrea Pessina e anche stamani (ieri per chi legge ndr) ho presieduto una riunione su questo tema. Entro la fine della prossima settimana avvieremo il procedimento e fin da subito le opere saranno vincolate a livello cautelativo». Ma che cosa vuol dire tutto ciò? I dipinti e le sculture rimarranno della Banca Popolare di Vicenza, che però non potrà disporne liberamente. Dovranno infatti restare a Prato: è quella la loro sede naturale. Solo lì spiega la Soprintendenza hanno un senso. Il vincolo, che scatterà subito, diventerà definitivo dopo 120 giorni, verso la fine di febbraio. «Superato questo lasso di tempo sottolinea Pessina la banca dovrà riportarle in città. Naturalmente bisognerà vedere se i vertici dell'istituto saranno d'accordo, visto che potranno ricorrere al Tar. Se non lo faranno sono sicuro che renderanno le opere fruibili, visto che la loro importanza darà lustro alla banca». Il nuovo presidente di BpVi, Gianni Mion, in una lettera inviata alla CariPrato si è per altro detto disponibile a incontrare la presidente Fabia Romagnoli e a riportare le opere nella città tessile. «Non ci sono difficoltà soggettive fanno sapere dell'istituto veneto e sulla riuscita dell'operazione non c'è dubbio. Dobbiamo sederci a un tavolo e stabilire il da farsi. Ad esempio concordare in quanto tempo organizzare il tutto, con che soldi farlo e quali vincoli giuridici abbiamo di fronte». Ma per Vittorio Sgarbi quella della Soprintendenza è una decisione «priva di senso». «È un atto romantico che mette in discussione il principio della proprietà privata spiega il critico d'arte e il Tar lo smentirà. Per altro nello sfondo del Crocifisso con cimitero ebraico di Bellini si vede Vicenza, quindi Zonin ha fatto bene a riportarlo in Veneto. Ha più senso lì che a Prato e da solo vale più del resto della collezione. La Soprintendenza non può riportarlo in Toscana semplicemente perché prima stava lì. La ex banca locale continua Sgarbi che con la Galleria degli Alberti aveva realizzato una cosa bellissima, ha venduto il suo patrimonio mobile e immobiliare. Il discorso è finito». Nel frattempo, mentre si discute del destino del patrimonio artistico, i seimila risparmiatori chiedono giustizia. Il 26 novembre si riuniranno nella città del Palladio per stabilire il da farsi. L'architetto Tommaso Caparrotti, che dal crac ha perso 12mila euro, guida il comitato dei ribelli. «I risparmiatori hanno visto andare in fumo milioni di euro commenta e ci sono ancora aziende che con la banca hanno fidi aperti. Aspettiamo che le Procure vadano avanti nel loro lavoro e ci costituiremo parte civile».
PRATO - La Soprintendenza riporta i quadri a Prato
La Soprintendenza di Firenze, Pistoia e Prato ha deciso di riportare in Toscana le opere d'arte trasferite dall'ex presidente della Banca Popolare di Vicenza, Gianni Zonin, che aveva voluto creare un super museo per dar lustro all'istituto di credito. Le opere, che includono dipinti e sculture di artisti famosi come Bellini, Lippi e Caravaggio, sono state trasferite a Prato, ma la Soprintendenza ha deciso di vincolarle a livello cautelativo, rendendole inaccessibili alla banca. Il vincolo diventerà definitivo dopo 120 giorni. La banca potrà ricorrere al Tar se non è d'accordo con la decisione.
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