PROTESTANO cittadini e associazioni per il miserevole stato in cui versano monumenti e spazi storici della città. È il turno, purtroppo ricorrente, della Villa Comunale. Rispondono gli assessori competenti con la lista degli interventi previsti. Storie di questi giorni, storie del passato e di sempre. Nel migliore dei casi, si faranno i lavori e poi tra qualche mese o anno, si ricomincia perché nessuno si prenderà cura del bene risanato e nel frattempo incombe altro degrado. Stiamo parlando di cose (e valori immateriali che le cose esprimono) non appartenenti a Napoli ma all'umanità intera. Non v'è nulla di enfatico nell'espressione perché questo è il significato del riconoscimento riservato al centro storico di Napoli nel 1995 dalla massima organizzazione mondiale della cultura, l'Unesco, che lo inserì nella World Heritage List, la lista del patrimonio universale, appunto. Per gestirlo con metodo e non con la politica della toppa, era previsto un «Piano di gestione » che fu approvato nel 2011 e oggi vigente. Prevede una serie di decisioni coordinate, tutte finalizzate ad evitare interventi frammentati, a dotare l'amministrazione comunale di risorse adeguate e di strutture tecniche efficienti. Tra i punti più qualificanti e operativi: il sindaco è il responsabile politico del centro storico, una scelta non solo simbolica volta a recepire il carattere eccezionale del Sito Unesco ma anche operativa per i maggiori poteri che la legge gli assegna; la costituzione di un Dipartimento per il centro storico diretto da un Conservatore che agisce e decide in tempi stretti su delega diretta del sindaco; una struttura di monitoraggio sullo stato di conservazione e sulle situazioni di emergenza; un fondo di almeno il 15 del tetto di indebitamento da prevedere ogni anno in bilancio e destinato alla valorizzazione del centro storico; i Patti, strumenti di collaborazione con enti e istituzioni proprietari di considerevoli quote di patrimonio immobiliare storico; la concertazione e i forum d'ascolto come metodo di lavoro, in linea con i vincolanti protocolli Unesco. Nulla di tutto ciò è accaduto nei cinque anni che ci separano dalla sua approvazione. Semplicemente ignorato. E allora, come episodi isolati ma non per questo meno gravi, accade che nasca una pizzeria all'aperto sul sagrato della chiesa dei Girolamini che copre la facciata con gli ombrelloni e involgarisce l'ambiente con un arredo, diciamo, orrendamente creativo. I cittadini segnalano (sempre loro). Risponde l'assessore alle Attività produttive per le questioni di autorizzazione commerciale. Non una parola sugli aspetti di tutela proviene dalla amministrazione comunale. Tutela, è bene precisare, che non è compito esclusivo della Soprintendenza che interviene "per quanto di competenza". Quella più ampia e primaria appartiene ai cittadini (che continuano a denunziare) e, nel caso specifico, all'amministrazione comunale. Accade ancora che pali metallici su rozze basi di cemento siano stati conficcati di recente su marciapiedi del centro storico Unesco. A piazza Nicola Amore si arriva allo sfregio d'aver usato come base un pozzetto in calcestruzzo prefabbricato utilizzato (con decenza parlando) per gli impianti fognari. È un'immagine degna d'essere inviata alla direzione dell'Unesco a Parigi per documentare lo «stile di conservazione» del bene che ci è stato affidato. Ora, nessuno può ragionevolmente dare la colpa diretta di tutto ciò al sindaco o a qualche assessore. Colpa diretta no, ma colpa politica sì perché ciò che latita da sempre in questa amministrazione è la sensibilità politico-culturale per questo tema che ha impedito una razionale ed efficiente organizzazione della macchina comunale per gestire e risolvere i problemi del centro storico Unesco. Questi rilievi sono venuti e vengono all'amministrazione da più parti e non da ora (vogliamo ricordare lo strappo di Marotta per Bagnoli o alcune riserve espresse dalle Assise di Palazzo Marigliano?), a conferma d'una posizione non preconcetta. A ciò si risponde con la solita litania di parole d'ordine. Ultima, in ordine di tempo, quella sublime vaghezza di «Napoli città autonoma», parole tutte appartenenti ad una strategia di distrazione di massa che si rivela, purtroppo, efficace.
PALERMO - Centro storico, Comune assente
La città di Napoli è in crisi di conservazione dei suoi monumenti e spazi storici, in particolare la Villa Comunale. Gli assessori competenti hanno promesso interventi, ma nulla è accaduto. I cittadini e le associazioni continuano a segnalare le carenze e le violazioni dei vincoli Unesco. La situazione è aggravata da una mancanza di sensibilità politico-culturale nell'amministrazione comunale, che non ha organizzato una gestione efficiente del centro storico. I problemi sono stati segnalati anche all'Unesco, che ha inserito il centro storico di Napoli nella World Heritage List nel 1995. La situazione è considerata una colpa politica, non una colpa diretta di singoli individui.
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