Fra i tanti visitatori della Galleria nazionale di viale delle Belle arti si accende il dibattito sul nuovo allestimento: "Non trovo più Balla". Ma anche: "È come se fosse sparita la polvere" NEL bianco accecante della Galleria Nazionale, tra l'Ercole di Canova che si specchia nel mare di Pino Pascali e Burri in compagnia di Michetti, ha fatto la sua comparsa qualcosa di ancora più inconsueto dell'allestimento firmato Cristiana Collu: il dibattito. Tutti discutono, scambiano opinioni, seduti sui divani all'ingresso o nelle lunghe peregrinazioni nel palazzo ottocentesco in viale delle Belle Arti, particolarmente gremito per un pomeriggio infrasettimanale. "A leggere di tutte le polemiche, pensavamo a qualcosa di più sconvolgente - dicono Chiara e Margot, due studentesse di storia dell'arte, riferendosi alla bufera che l'altro ieri ha portato alle dimissioni di Jolanda Nigro Covre e Claudio Zambianchi, 2 su 4 dei membri del comitato scientifico del museo - se si abbandonano i preconcetti si scopre un mondo di suggestioni". Quasi le interrompe Paola Torniai, docente di storia dell'arte in un liceo, dall'idea diametralmente opposta. "Per me è un allestimento pessimo - spiega l'insegnante - come si può pensare che le scolaresche comprendano tutto questo?". La professoressa supera rapidamente la sala di Canova e Pascali giungendo a quella dedicata ai paesaggi, dove Schifano convive con la natura rurale e le mucche di Segantini. Indica il sole nascente di Pellizza, posizionato all'angolo della sala. "E' del tutto sacrificato, quasi soffocato". Stesso parere condiviso da altre sue colleghe, che ricordano quando il medesimo quadro spiccava come un raggio di luce dalle pareti, scure, degli anni passati. "Non è vero niente, è finalmente arioso - esclama con entusiasmo Valentino Matteis, giovane architetto romano - hanno tolto la polvere che si era depositata su questo luogo". Alcuni bambini scorrazzano incuriositi per le sale. "Sembra di essere alla Tate o al Guggenheim - dice Paul Toner, gallerista newyorkese, estasiato davanti ad alcuni schizzi di Modigliani - finalmente qui i giovani potranno abituarsi alla bellezza". L'assenza di lunghe didascalie e cartelli, il percorso-non percorso voluto dalla Collu sembra spaventare in particolare la categoria degli insegnanti. Per tanti, invece, la commistione tra moderno e contemporaneo valorizza le opere e rende il tutto "meno noioso". All'uscita incontriamo nuovamente le due studentesse di storia dell'arte. "Sono sconvolta - dice Chiara - cercavo disperatamente un Balla che lo non trovo più!". Ma, le ricorda l'amica, questo è un allestimento temporaneo. "E' una bella mostra, che ci insegna ad apprezzare il cambiamento. Soprattutto in un luogo come questo".