Chiusa da 113 anni, diventa l'entrata principale della pinacoteca A Brera si attraversa la corte, si sale per lo scalone d'onore dove si incontrano le statue dei milanesi illustri Giuseppe Parini e Cesare Beccaria, poi ci si trova di fronte a un'enorme porta monumentale con tanto di orologio e campana, progettata da Giuseppe Piermarini, l'architetto del Teatro alla Scala. C'è scritto «Pinacoteca di Brera» ma da 113 anni non si entrava più da lì. Fino a ieri, quando dopo un minuto di raccoglimento per la morte di Dario Fo, quella porta è stata re-inaugurata alla presenza del ministro dei Beni culturali Dario Franceschini, del sindaco Giuseppe Sala e dell'architetto Vittorio Gregotti che negli Anni 80 la riprogettò. Una riapertura fortemente voluta dal direttore James Bradburne, che procede nella sua rivoluzione di Brera e per l'occasione ha sfoggiato un nuovo panciotto della sua artistica collezione. «La scelta di riaprirla nasce proprio dalla mia ingenuità di straniero che, dopo aver visto la porta, l'orologio e la scritta, pensavo che l'entrata dovesse essere qui mentre era da un'altra parte», racconta. Nel 1903, infatti, si decise che di qui sarebbero passate solo le opere. Fu solo negli Anni 80 che l'allora sovrintendente Carlo Bertelli chiese a Gregotti di ristabilire questo ingresso come principale. L'architetto la disegnò in metallo brunito e da allora si chiama «Porta Gregotti», ma rimase comunque chiusa. Ora si apre e il colpo d'occhio è d'effetto, perché il visitatore la varca e si trova davanti alla sala Maria Teresa della Biblioteca Braidense, coi suoi grandi lampadari in cristallo e le pareti foderate di libri. Da qui si torna a percepire l'unità di un «complesso monumentale unico», come lo ha definito Franceschini. Soddisfatto l'architetto Gregotti, altro splendido 90enne venuto a trovare la «sua» porta da solo, facendo spedito le scale, anzi lo scalone