Un bel colpo di forbici sul «Maggio», imposto dalla necessità di far quadrare il bilancio comunale, e il rischio di trovare i musei chiusi a Pasqua e Pasquetta per lo stato d'agitazione dei dipendenti, pronti a bloccare le grandi mostre in corso - Caravaggio a Capodimonte, storia dell'eruzione di Pompei all'Archeologico - pur di portare a casa le competenze arretrate dal '98. Già minacciata dai venti di guerra, la stagione primaverile dell'arte e del turismo si annuncia dunque più che mai austera. Per finanziare la nona edizione della kermesse dei Monumenti è disponibile un milione di euro, il venti per cento in meno rispetto alla cifra stanziata l'anno scorso: su 440 proposte di eventi collaterali ne sono state accolte meno della metà, ufficialmente perché fuori tema, e le associazioni intenzionate a promuovere iniziative sono state invitate a lavorare per la gloria. Già nota la polemica con le circoscrizioni per l'esiguo contributo concesso da Palazzo San Giacomo: il parlamentino del quartiere Mercato, piuttosto che arrangiarsi con gli spiccioli (5mila euro), ha preferito rispedirli al mittente, e sulla stessa lunghezza d'onda potrebbe posizionarsi anche San Lorenzo-Vicaria. Fortuna vuole che il programma del 2003 sia stato concepito per superare i confini della città, con itinerari nell'area flegrea e vesuviana, e possa attingere alle casse dei Comuni vicini per gli appuntamenti fuori porta. Giocare in casa, invece, sarà piuttosto difficile. E quando in tavola arriveranno i piatti forti, l'inaugurazione del museo del tesoro di San Gennaro e la festa conclusiva per il varo dell'ultima ammiraglia della Costa Crociere, dovremo dire grazie all'iniziativa privata. Né sembra sia possibile, quest'anno, aprire al pubblico chiese e monumenti in fase di restauro se non in via straordinaria, magari solo per lo spazio di un week end, così come è accaduto durante la scorsa edizione della kermesse. Unica eccezione il Pio Monte della Misericordia, che la Soprintendenza spera di rendere accessibile (definitivamente?) entro il 31 maggio. Pochi soldi per l'arte, la cultura, gli spettacoli, lo sport. Una scelta obbligata, in fase di bilancio, di fronte a una serie di priorità schiaccianti: lavori pubblici, politiche sociali, edilizia scolastica, manutenzione stradale, sottosuolo e rete fognaria. Se la coperta è corta meglio lasciare fuori quello che serve meno, lasciano intendere i nostri amministratori. Si è rischiato, anzi, di vedere ulteriormente ridotti i fondi concessi all'assessore Giulia Parente per il pacchetto del «Maggio» - la proposta è stata avanzata ieri nel corso di una riunione di maggioranza - con l'obiettivo di recuperare di risorse da destinare ad altre voci, e sicuramente meritevoli d'attenzione, come l'abbattimento delle barriere architettoniche. Pericolo soltanto sfiorato, a quanto pare. Ma adesso, e soprattutto per il futuro, sarà il caso di porsi seriamente un interrogativo. Posto che non si vede all'orizzonte una pioggia di denaro sulle casse comunali, non sarà meglio mettersi subito a caccia di sponsor per organizzare al meglio - ammesso che si voglia continuare su questa strada - il «Maggio» del 2004? DECUMANI, L'INIZIATIVA La sosta selvaggia c'è, l'immondizia pure anche se un po' meno del solito, camminando si inciampa facilmente e, di sera, l'illuminazione pubblica lascia a desiderare. «Maggio» si avvicina a grandi passi (l'inizio ufficiale della kermesse è fissato al 25 aprile) ma la musica dei Decumani, cuore della Napoli antica, non cambia. E se tende a scendere l'incidenza del fenomeno microcriminalità, grazie al rinnovato impegno delle forze dell'ordine, i grandi progetti di rilancio continuano a restare sospesi nel limbo delle buone intenzioni. Il materasso abbandonato sulle scale della Chiesa del Purgatorio ad Arco. Il contenitore dei rifiuti distrutto davanti all'ingresso della Chiesa di Sant'Angelo a Nilo, siringhe sporche, coperte logore ed escrementi nei soliti angoli, nemmeno troppo nascosti, del cortile del Monastero di Santa Chiara. Un'offesa ai nostri tesori, una figura pessima agli occhi dei turisti. «Visto che nessuno ci aiuta, ci aiuteremo da soli. Spazzeremo le strade. Faremo una colletta e compreremo i lampioni. Pagheremo un esperto per fare una perizia sul sottosuolo di via Tribunali, che continua a sprofondare». Parla così la gente dei Decumani, e nel frattempo si organizza per rendere il messaggio ancora più diretto. Con questo spirito si è costituito il Comitato Civico San Lorenzo, trenta adesioni per cominciare, una campagna di reclutamento a tappeto tra cittadini, commercianti, artigiani, operatori del turismo. Tra i soci fondatori Vincenzo De Gregorio, direttore del Conservatorio di San Pietro a Majella; sostenitori dell'iniziativa Gerardo Bianco, parlamentare della Margherita, Alfonso Pecoraro Scanio, leader nazionale dei Verdi, Raffaele Tecce, assessore comunale al commercio e agli affari sociali. Prima uscita ufficiale domenica 1 giugno, con una conferenza programmatica (luogo da definire: il Conservatorio, la Chiesa della Croce di Lucca oppure su un palco in piazza Miraglia) che vedrà il quartiere al tavolo dei relatori e, in mezzo al pubblico, le istituzioni, chiamate a dare risposte chiare a una lunga serie di interrogativi. «In quella sede faremo tre proposte - spiega Lello Iovine, titolare dell'hotel Neapolis e probabile presidente del Comitato - il nostro primo obiettivo è quello di valorizzare al massimo il centro storico, con un piano di rilancio che comprende un po' tutto, dalla manutenzione delle strade all'adeguamento dell'impianto di illuminazione pubblica, dall'impegno che bisogna mettere in campo per debellare il fenomeno della sosta selvaggia alla necessità di rivedere il piano traffico prevedendo nuove isole pedonali. Secondo punto, abbiamo intenzione di riunirci in consorzio e di creare un marchio di qualità per i Decumani. Terzo, promuoveremo una raccolta di firme per istituire, in collaborazione con il Comune e la Soprintendenza, una card d'accesso ai monumenti negati. I turisti, soprattutto americani e inglesi, manifestano spesso la loro intenzione di pagare un ticket per visitare chiese e palazzi chiusi per restauro: perché negare loro questa possibilità, considerato che sarebbe pure fonte di guadagno?». LE REAZIONI DI INTELLETTUALI E OPERATORI «Il turismo perde colpi, sbagliato sacrificare i tesori» Avendo a disposizione pochi soldi, meglio spendere per interventi di prima necessità - lavori pubblici, strade, fogne, scuole, politiche sociali - o per organizzare manifestazioni culturali? Giulia Parente, assessore ai grandi eventi, preferisce non tornare sul terreno delle polemiche: «Si è già detto di tutto e di più, aspettiamo la presentazione ufficiale del programma, magari ne riparleremo in quella sede». Intanto, di fronte al taglio imposto dal bilancio comunale sull'organizzazione del «Maggio», c'è chi grida allo scandalo. «È vergognoso sottrarre risorse al patrimonio d'arte e cultura - tuona il soprintendente Nicola Spinosa - e ho anche molti dubbi sul fatto che, risparmiando su questa voce, possano trarne vantaggio altri settori importanti per la vita della città». Rispetto agli anni scorsi, potrebbe ridursi anche il numero dei monumenti da riaprire al pubblico in via straordinaria. «Meglio così. - continua Spinosa - che senso ha spalancare la porta su un tesoro per sbarrarla subito dopo? Pensiamo, piuttosto, a mantenere efficienti le strutture accessibili per evitare che siano costrette a chiudere i battenti». Non dissimile l'opinione di Guido Donatone, presidente regionale di Italia Nostra: «Ancora una volta ci lasciamo sfuggire un'occasione importante, ancora una volta facciamo del nostro meglio per perdere il treno dello sviluppo. Avremmo potuto approfittare della kermesse per restituire ai napoletani capolavori dell'architettura come la Farmacia degli Incurabili o la Chiesa di Sant'Antonio Abate in via Foria. Proprio quest'anno, mentre soffiano venti di guerra, sarebbe stato giusto mettere in campo il massimo sforzo per attirare visitatori a Napoli. Invece, poco o niente». «Non è soltanto il conflitto in Iraq a mettere in ginocchio il turismo - interviene Ettore Cucari, presidente Fiavet (Federazione agenti di viaggio) - c'è anche il problema della polmonite atipica, la paura di partire per l'oriente e di accogliere ospiti in arrivo dalle zone a rischio. L'unica cosa che può salvarci, alle porte di una stagione così difficile, è potenziare il flusso dei visitatori italiani verso le città d'arte. Credo ancora nella potenzialità del "Maggio dei monumenti", e credo sarebbe stato possibile mettere in piedi una manifestazione più che dignitosa utilizzando al meglio le risorse disponibili. Meno eventi, più qualità. Ma soprattutto, poiché agli addetti ai lavori doveva essere cosa nota che il bilancio 2003 non avrebbe concesso grandi spazi, sarebbe stato opportuno definire il programma in anticipo. Oggi, se dovessi pubblicizzare la kermesse in Italia o all'estero, sarei in grado di fornire soltanto uno schema indicativo sugli itinerari, perché non abbiamo altro che questo. E manca meno di un mese all'inizio della manifestazione». «In linea di massima non trovo giusto sottrarre fondi all'arte e alla cultura - commenta Ruggero Fimiani, responsabile sezione turismo dell'Unione industriali - ma nemmeno credo che un "Maggio dei monumenti" in grande stile avrebbe potuto tirarci fuori dalla crisi della guerra. La situazione è drammatica, il mese di marzo si è chiuso con un 12-13 per cento in meno di presenze alberghiere rispetto all'anno scorso, le previsioni per aprile e maggio si attestano su cifre molto basse». Quanto basse? «Tanto basse che preferisco non divulgarle, nella speranza possano arrivare segnali di ripresa. Ma davvero non c'è da essere troppo ottimisti. L'attività congressuale è ferma e continuano a piovere disdette da parte dei turisti stranieri, soprattutto americani e giapponesi».