Franceschini in visita alla Galleria nazionale: «Chiediamo al Comune di affidarla a noi» Appena uscito dalla «Gn» (Galleria nazionale) di viale delle Belle Arti, fresca di restyling , vedersi di fronte lo stato di abbandono in cui versa la scalinata di Villa Borghese, al ministro per i Beni culturali Dario Franceschini deve esser sembrato ancora più sgradevole. «Chiedetene la gestione al Comune - ha detto a Cristiana Collu, direttrice del museo - è assurdo che quella della Galleria sia bellissima e la rampa di fronte nel degrado». Appena uscito dalla «Gn» (Galleria nazionale) di viale delle Belle Arti, fresca di restyling con allestimenti e percorsi innovativi, vedersi di fronte la sporcizia, la rovina, lo stato di abbandono in cui versa la scalinata di Villa Borghese, al ministro per i Beni culturali Dario Franceschini deve esser sembrato ancora più sgradevole. Al punto di volerla in qualche modo recuperare e proteggere più da vicino. «Dovreste chiedere al Comune la gestione anche di quella - ha commentato il responsabile del Collegio Romano rivolgendosi a Cristiana Collu, direttrice del museo di Arte moderna e contemporanea (di competenza statale) - è assurdo che la scalinata della Galleria nazionale sia bellissima e invece la rampa dall'altra parte, quella di Villa Borghese, proprio di fronte al museo, giaccia nel degrado più completo». Soltanto uno tra i tanti aspetti che caratterizzano l'ormai storica trascuratezza di Valle Giulia, denunciata proprio qualche giorno fa da Giuseppe Pullara sul Corriere : «Marmi divelti e mancanti, intonaci sfarinati, asfalti sventrati, erbacce, rifiuti». Un altro ex prestigioso luogo della capitale, tra i Parioli e il Flaminio, che attende da anni un intervento di riqualificazione e che oggi, al calar del sole, diventa teatro di «prostituzione sotto le stelle». Oltre dieci anni fa era stato studiato da Campidoglio e università «La Sapienza», un piano per trasformare l'area in una «Valle della Cultura» dove già sorgono nove Accademie straniere, il museo Etrusco, una facoltà di Architettura e alcune ambasciate. Ma il disinteresse ha prevalso in tutte le amministrazioni, da Alemanno fino a Marino e del progetto, che avrebbe dovuto celebrare nel 2011 il centenario dell'Expo di Roma, con cui la capitale festeggiò il mezzo secolo dell'Unità d'Italia, non se n'è fatto più nulla. Ieri il ministro Franceschini ha lanciato una provocazione: «Se le amministrazioni locali non sono in grado di far fronte alla cura dei nostri monumenti, se ne faccia carico qualche istituzione statale». Ma il dibattito è aperto: di fronte alle polemiche per l'immediato ritorno di bivacchi e pic nic dopo il restauro, a fine settembre, della Scalinata di Trinità dei Monti finanziato dalla maison Bulgari, il soprintendente per l'Area Archeologica di Roma, Francesco Prosperetti era stato chiaro: «Non ci sono più soldi, la "manutenzione" dei monumenti è qualcosa che le pubbliche amministrazioni non possono più permettersi. Ma questo non vuol dire abbassare la guardia. Immagino un ruolo di "sussidiarietà" da parte della società civile». Su questa linea anche l'assessore capitolino alla Cultura Luca Bergamo: «La governance partecipata del Patrimonio artistico è una direzione indicata anche dall'Unione europea precisa ma ancora non abbiamo un quadro normativo di supporto. Per quanto riguarda il degrado, si tratta del controllo sociale del territorio, un problema che riguarda tutte le aree metropolitane, noi come Parigi». E sempre Prosperetti, per «liberare» dall'inferriata, l'Arco di Costantino, sta anche valutando di avvalersi dell'esercito in funzione «anti-vandali» come già avviene nell'area del Colosseo. Alcuni commercianti del centro,invece, per proteggere la Scalinata di piazza di Spagna hanno proposto un «biglietto d'ingresso», dal costo anche simbolico, e comunque, «se cancellate non se ne possono mettere, almeno multe salatissime».