«Il progetto per Brera c'è già: abbiamo vinto il concorso del Ministero e consegnato tutti gli esecutivi. Sarebbe uno spreco di ingegno, lavoro, tempo e denaro pubblico lanciare un altro bando». L'architetto Mario Bellini parla del rilancio della Grande Brera. «Il progetto per Brera c'è già: il primo e unico che prevede l'integrazione con Palazzo Citterio e lo spostamento dell'Accademia alla caserma Mascheroni. Quindici faldoni e centinaia di disegni dimenticati negli uffici della Pinacoteca. Abbiamo vinto il concorso bandito dal Ministero dei beni culturali nel 2009 e due anni fa abbiamo consegnato tutti gli esecutivi. Sarebbe uno spreco di ingegno, lavoro, tempo e soprattutto denaro pubblico lanciare un altro bando». Mario Bellini, architetto di fama mondiale, che ha progettato lavori per musei in tutto il mondo, dal Louvre a Melbourne, parla al Corriere ora che le istituzioni rilanciano la Grande Brera. Il protocollo tra i ministri Franceschini, Giannini e Pinotti atteso a giorni è in fase di stesura. Ma iniziano già a circolare planimetrie che ipotizzano sistemazioni diverse da quelle progettate a suo tempo. Architetto Bellini, cosa le fa pensare che potrebbero non usare il suo progetto? «Nessuna considerazione logica non fosse stato l'attuale direttore generale della Pinacoteca e della Braidense (James Bradburne ndr ), di formazione architetto, a farmi l'incredibile confidenza di non avere ancora consultato il mio progetto e di voler procedere autonomamente Tra l'altro temo che la necessità di riorganizzare la Pinacoteca faccia ora perdere di vista l'irrinunciabile valore storico di alcuni spazi, ad esempio sul Cortile d'onore, che potrebbero essere occupati da attività commerciali e ricettive. Siamo in una fase delicata, il mandato del presidente Marco Galateri di Genola scade tra dieci giorni e la nuova, Livia Pomodoro, non si è ancora pronunciata». Il suo progetto cosa prevede, a grandi linee? «Ho studiato il collegamento con Palazzo Citterio attraverso le serre del Piermarini affacciate sull'Orto botanico e in parte trasformate in un bar-ristorante. Ho previsto di aprire lo studio di Hayez e allestire la gipsoteca al posto dell'attuale Biblioteca dell'Accademia, mentre l'ex chiesa di Santa Maria di Brera ospiterebbe le opere dal Neoclassicismo al Divisionismo. Ciò consentirà finalmente di riscoprire le opere che oggi sono sepolte in deposito. Ho aggiunto una eventuale copertura vetrata per rendere sempre fruibile il Cortile d'onore. Possiamo farne in tempi brevi uno dei più prestigiosi musei d'Italia». Quel progetto è rimasto per anni nel cassetto «Mancavano solo i fondi, oggi ci sono...» Tutte le aule didattiche dell'Accademia, nella sua idea, si trasferirebbero? «La Pinacoteca si espanderebbe al piano terra assorbendo gran parte degli spazi dell'Accademia che però manterrebbe a Brera un presidio, un cuore pulsante e di rappresentanza». Lei non si è interessato al concorso bandito per Palazzo Citterio, i cui lavori finiranno entro il 2018. Perché? «Per una sorta di discrezione. Avevo già vinto Brera, ho pensato di non partecipare...» Ma al bando internazionale per la caserma Mascheroni, parteciperà? «Senz'altro. Immagino spazi moderni e tecnologici, sul modello dei grandi campus internazionali. I ragazzi italiani vanno all'estero, Brera deve continuare ad attrarre giovani da tutto il mondo». Quale il suo augurio? «Che il piano, promosso dal 1976 con Giovanni Spadolini e Franco Russoli, atteso per Expo e non ancora partito, finalmente si metta in opera. Per riscattare Brera da infinite litigiosità interne e disattenzioni durate fin troppo».
Bellini su Brera: il disegno c'è già
Il progetto per la Grande Brera è già stato vinto nel 2009 e consegnato due anni fa. Tuttavia, il protocollo tra i ministri Franceschini, Giannini e Pinotti è in fase di stesura e ci sono già planimetrie che ipotizzano sistemazioni diverse da quelle progettate a suo tempo. L'architetto Mario Bellini, che ha progettato lavori per musei in tutto il mondo, ha espresso preoccupazioni sul fatto che il progetto potrebbe non essere utilizzato. Bellini ha anche espresso preoccupazioni sulla perdita di valore storico di alcuni spazi, come il Cortile d'onore. Il nuovo direttore generale della Pinacoteca, James Bradburne, non ha consultato il progetto di Bellini e vuole procedere autonomamente.
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