Riaperto il bando, i 430 non ci stanno: "Prima il posto a noi" LO DICONO gli stessi dirigenti dell'assessorato che «queste persone non possono rimanere precarie per tutta la vita». Eppure, a oggi, non solo restano prigioniere di un lavoro incerto ma fra poco saranno pure in compagnia di altri lavoratori a tempo determinato sebbene rinnovabile. Così va l'universo dei catalogatori, ovvero laureati e no ai quali la Regione ha affidato il compito di censire tutti i beni culturali della Sicilia: dalle statue ai libri antichi. Per reclutare il personale, il 20 dicembre del 2002, sono stati istituiti gli elenchi speciali per esperti catalogatori e ca-talogatori «semplici». Allo scadere del bando e al netto di tutte le scremature hanno potuto lavorare in 430 con contratti a tempo determinato validi fino alla fine del prossimo anno. Ma il nuovo assessore ai Beni culturali Alessandro Pagano, a metà del mese scorso, ha riaperto i termini di iscrizione facendo sì, di fatto, che si allargasse il bacino dei precari ai quali dare risposte. Il tutto con buona pace del maxiconcorso da797 posti ai Beni culturali bandito nel 2001 e a oggi in buona parte bloccato per impossibilità (o incapacità) manifesta di selezionare le duecentomila domande (il dato è approssimato in difetto) che sono piovute allaRegione. Il concorso dovrebbe risolvere se non tutti, almeno la maggior parte dei problemi di personale dei quali soffre il settore. «Quando chiediamo perché dopo dieci anni di vario precariato non ci assumono, la Regione risponde che non ci sono soldi a sufficienzaracconta una catalogatrice della prima ora Abbiamo iniziato con un contratto da metalmeccanici e siamo andati avanti con le più diverse forme di pagamento». I catalogatori lavorano 37 ore settimanali e guadagnano fra 1.270 euro mensili (i laureati) e 1.100 (i diplomati) . «Tutto il nostro lavoro di catalogazioneaggiunge la contrattista entro il 2006 sarà in rete, non riusciamo a capire il perché di questo nuovo bando e soprattutto non sappiamo cosa ne sarà di noi». Il perché di questa riapertura la spiega il direttore generale dell'assessorato ai Beni culturali Antonino Lumia: «Bisogna considerare che circa cento catalogatori sono stati sistemati grazie al maxiconcorso. Non credo che ci sarà un'adesione di massa al nuovo elenco perché non abbiamo modificato i requisiti, non li abbiamo estesi». Poi ammette: «Questo dei catalogatori precari purtroppo è un problema che si trascina da troppo tempo e che andrebbe risolto». Fin qui il giudizio tecnico, il perché politico della necessità di lasciare sempre attiva una lista di disoccupati in cerca di sistemazione la azzarda Teodoro La Monica, segretario regionale della Cgil funzione pubblica: «Tenere sulla corda chi non halavoro è un vecchio sistema che funziona e che serve alla politica soprattutto in campagna elettorale. Sevenissero banditi e portati a termine i concorsi non ci sarebbero più precari e i precari da sempre costituiscono un sicuro allevamento di voti, spesso distribuito tra candidati diversi. Il fatto più grave è che questi cittadini in cerca di lavoro non hanno alcuna sicurezza sui loro diritti». A finanziare i progetti dei catalogatori sono i fondi di Agenda 2000, esattamente l'azione A, misura 2.02 del Por Sicilia 20002006 (realizzazione del catalogo unico informatizzato regionale dei beni culturali). «Ma quando finirà il budget di Agenda 2000 cosa ne sarà di questi lavoratori? domanda polemicamente La Monica Noi chiediamo da tempo la loro stabilizzazione. È fondamentale che la Regione riveda la sua pianta organica, solo in questo modo sarà posibile individuare le necessità reali della pubblica amministrazione e intervenire per risolvere le emergenze. Ma forse è proprio quello che non si vuole fare».
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Il bando per i catalogatori è stato riaperto, aumentando il bacino dei precari. I 430 lavoratori che hanno già iniziato a lavorare sono stati messi in condizione di precarietà per tutta la vita. Il nuovo assessore ai Beni culturali ha spiegato che il problema dei catalogatori precari è un problema che si trascina da troppo tempo e che andrebbe risolto. La Cgil funzione pubblica ha criticato la politica della Regione, che tiene sulla corda chi non lavora e che utilizza i precari come "allevamento di voti". I lavoratori catalogatori hanno espresso preoccupazioni sulla loro stabilizzazione e sulla fine del budget di Agenda 2000.
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