Peppe Morra è raggiante, sul monumentale scalone attribuito a disegno di Sanfelice, nel palazzo Ayerbo d'Aragona Cassano, di impianto secentesco, nel cuore di Materdei. Il suo nuovo gioiello, dopo il Museo Nitsch, è quasi pronto ed è stato visitato in anteprima dal «Corriere del Mezzogiorno». Il 28 ottobre si apriranno al pubblico, con un singolare «Gioco dell'oca», le porte di Casa Morra, uno spazio di quattromila metri quadrati proprio di fronte all'ex Opg. Non sarà solo la sede espositiva della collezione dello storico gallerista napoletano: si tratterà di ben altro. Innanzitutto un luogo per residenze d'artista e per studenti, che in parte già arrivano ora con progetti Erasmus. Poi ci saranno gli archivi: il primo, in via di allestimento, è quello dedicato al Living Theatre. Quattrocento metri quadrati con documenti, disegni, lavori di Julian Beck e Judith Malina, che era una straordinaria catalogatrice e che ha lasciato in ordine meticoloso tutte le sue carte. In pratica dovrà venire a Napoli chiunque vorrà studiare l'attività teatrale di questo gruppo innovativo, rivoluzionario e anarchico che ha caratterizzato gli anni Sessanta e Settanta. In questi giorni Tom Walker, storico attore del Living, sta lavorando alla sistemazione. Perché in salita San Raffaele a Materdei il cantiere è ancora aperto, si lavora febbrilmente. Il 28 apriranno le prime tre sale dedicate a Cage, Duchamp, Kaprow, per il resto è un work in progress. Il «Gioco dell'oca» che ha ideato Peppe Morra è un percorso che prevede addirittura cento anni di mostre. «Si tratterà di cicli espositivi», spiega il gallerista, «regolati dall'alchimia dei numeri 3 e 7 che coincidono di volta in volta con il numero di artisti presentati o la quantità di opere e sequenze di mostre». Un po' di magia c'è in tutta l'operazione e Morra non esita a definirsi «mecenate»: «Non voglio esagerare ma è un dato di fatto». La sua collezione conta più di duemila opere che saranno via via rese visibili alla città e ai visitatori. Casa Morra sarà, secondo gli organizzatori Peppe prima di tutto, poi la figlia Raffaella e la compagna Teresa Carnevale, presidente della Fondazione, e altri collaboratori ed esperti una «realtà dinamica», con incontri, iniziative, focus su artisti, esposizioni di nuovi talenti. Si parlerà di movimenti come Gutai, Fluxus, Azionismo Viennese, Poesia Visiva. E di ciascuno di questi ci sarà copiosa documentazione. Per ora molti lavori sono accatastati nelle grandi stanze (in tutto 21 sale nel solo piano storico), in parte già catalogati, in parte ancora da sistemare. «Fare arte», osserva Morra, «non significa solo attaccare un quadro alla parete, per me non è mai stato così. Oggi poi Napoli con il Madre, con tante gallerie, con tanti spazi occupati da energie giovani e straordinarie, è uno dei punti di riferimento internazionali del mondo dell'arte contemporanea». Morra aggiunge con la sua nuova Casa un nuovo tassello al progetto del «Quartiere dell'arte» per la riqualificazione sociale di un'intera area a ridosso del centro storico di Napoli. «Centro non significa solo Decumani», osserva il gallerista. Intanto l'evento inaugurale del 28, sarà celebrato da due progetti performativi: «Cage 1 - 13» di Daniele Lombardi, con l'esecuzione di tredici pièces di John Cage; la video installazione concerto «Decameron» di Emanuel Dimas De Melo Pimenta, un lavoro complesso creato per Morra ed elaborato integralmente in realtà virtuale. L'obiettivo? «Far sì che l'arte contemporanea sia sempre più accessibile, corrisposta nel sociale. È un lavoro che facciamo per tutta la città, non per pochi addetti ai lavori».