Caro Conti, mi spiace rilevare la chiusura pomeridiana della domenica di diverse chiese del centro storico di Roma. La chiesa di Orazione e Morte, S. Eligio degli Orefici, S. Girolamo della Carità, S. Caterina della Rota, S. Spirito dei Napoletani, per fare solo l'esempio di edifici sacri vicini, non possono essere visitate. Comprendo la sicurezza e la mancanza di personale per la vigilanza, ma una chiesa, anche senza Santa Messa, per carenza di sacerdoti o per non moltiplicare celebrazioni, frazionando l'assemblea, potrebbe rimanere aperta, perché chi viene nella città eterna e vuole conoscerne la storia e l'arte, deve per forza entrare nelle chiese. Non soltanto nelle Basiliche Papali, itinerari giubilari, o in chiese di una certa importanza come S. Maria in Trastevere o S. Maria in Vallicella, ma anche in piccoli luoghi dello spirito, come la semisconosciuta S. Nicola dei Lorenesi, svantaggiata dall'interesse per la contigua Piazza Navona, e dall'hotel dirimpetto che un quarto di secolo fa ha scritto una gustosa pagina di cronaca, certamente ricordata più di una chiesa nazionale di un piccolo angolo d'Europa, dal modesto peso ecclesiastico . Santino Verna Anch'io penso che nel Giubileo la Chiesa locale romana avrebbe fatto bene a impegnarsi di più nell'apertura di questi gioielli. Ci vorrebbe un'associazione attrezzata professionalmente per aprirle ogni giorno. A Venezia funziona da tempo.
Roma, quelle belle chiese chiuse patrimonio d'arte oscurato
Un cittadino romano lamenta la chiusura pomeridiana delle chiese del centro storico di Roma. Egli sostiene che anche se non ci sono celebrazioni, le chiese dovrebbero rimanere aperte per permettere ai visitatori di esplorare la storia e l'arte della città. Egli menziona alcune chiese, come S. Maria in Trastevere e S. Maria in Vallicella, e suggerisce l'idea di creare un'associazione per aprire le chiese ogni giorno. Un esempio di associazione funzionante è quella di Venezia. Il cittadino romano ritiene che la chiusura delle chiese sia un problema per la città e che la Chiesa locale romana avrebbe dovuto impegnarsi di più per aprire queste "gioielli".
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