Nulla è ancora deciso, ma tutti i soggetti coinvolti nel progetto della Grande Brera sono in allerta e temono «colpi di mano». Dopo decenni di stallo, sembra concretizzarsi l'allargamento della Pinacoteca a scapito degli spazi occupati dalle aule dell'Accademia di Belle arti e dall'Istituto lombardo accademia di scienze e lettere e così è iniziata la stagione dei sospetti. Un gruppo di docenti dell'Accademia ha già manifestato il dissenso; adesso si fa sentire anche l'Istituto lombardo che, di fronte alla sola possibilità di dover lasciare i locali occupati per far spazio a bookshop e caffetteria della Pinacoteca, si sente estromessa dal coinquilino più forte. Rivendica la sua storica presenza nel Palazzo, stabilita nel 1810 da Napoleone, e intende mettersi di traverso a un accordo che la estrometta dagli spazi occupati: la sala delle adunanze, l'archivio e l'uso condiviso del Salone Napoleonico. Gli animi si sono scaldati in previsione della firma, annunciata per il prossimo giovedì 13, del protocollo di intesa fra Mibact, ministero della Difesa (la caserma Mascheroni andrà all'Accademia) e ministero dei Beni culturali. In realtà il protocollo non è ancora pronto proprio perché, mentre Accademia e Pinacoteca hanno raggiunto un accordo, l'Istituto non cede. Uno scoglio che a questo punto sarà il Demanio, proprietario del Palazzo, a dover circumnavigare.
Rivoluzione di Brera. L'Istituto di lettere frena sull'accordo: siamo inquilini storici, non toglieteci le aule
La Pinacoteca di Brera sta per ampliarsi, a scapito degli spazi occupati dall'Accademia di Belle arti e dall'Istituto lombardo accademia di scienze e lettere. Il progetto è stato concordato tra Mibact, ministero della Difesa e ministero dei Beni culturali, ma l'Istituto non cede e rivendica la sua storica presenza nel Palazzo. Il Demanio, proprietario del Palazzo, dovrà circumnavigare lo scoglio. Il protocollo di intesa è previsto per il prossimo giovedì 13, ma non è ancora pronto. Un gruppo di docenti dell'Accademia ha già manifestato il dissenso.
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