Menicagli: siamo oltre la "vita" media del cemento armato, il punteruolo rosso ha attaccato le palme «Occhio al peso della vegetazione sui solai e allo schianto nella bussola del lucernario del salone» LIVORNO. Niente spiega la mobilitazione (dal basso) per le terme liberty meglio di un dettaglio minimo, sfuggito a chiunque eppure sotto gli occhi di tutti sulla facciata del fabbricato principale dell'ex stabilimento termale delle Acque della Salute: è il possente ramo di un albero chissà se è una acacia, un salice o cos'altro che, un decennio dopo l'altro, si è infilato in una piega del calcestruzzo armato, è cresciuto negli interstizi fino a non essere più un rigo di clorofilla bensì un ramo ben muscoloso, ha sollevato la balaustra di motivi floreali fino a schiantarla. Quell'incontro a febbraio Ecco, potete immaginarvi qualcosa di più tenace, resiliente , caparbia di questo ex seme diventato albero? Forse sì: sono i volontari di Reset e Terme del Corallo onlus che hanno visto incrociare le proprie strade in una sera del febbraio scorso al teatro delle Commedie dove si proiettava il video-reportage pubblicato dal Tirreno.it e realizzato da Luciano De Nigris (in collaborazione con l'Ensemble Bacchelli e le guide Fabrizio Ottone e Francesca Sorrentino). Quel ramo non può essere più tenace e caparbia di Silvia Menicagli che, prima con i libri e poi con i social, è stata per più di 15 anni la "pasionaria" che si è sgolata per chiedere di salvare le terme liberty: anche quando era una battaglia in solitudine. Quella radice non può essere più testarda e combattiva di Reset, arcipelago dell'attivismo civico di marca pentastellata, che aveva alle spalle le mobilitazioni per pulire le spiagge (insieme ad altre associazioni) e la risistemazione del Prato per i ragazzi disabili. Il ramo schianta il cemento La caparbietà, la tenacia, la testardaggine e la combattività così come il ramo che schianta il cemento sono caratteristiche che richiedono uno sguardo lungo. Ma il fronte dei volontari manda in campo anche un sos che ha bisogno di risposte a stretto giro: non possiamo forse chiamarla emergenza ma certo ogni ritardo rischia di farci ritrovare con una struttura ancor più nei guai di quanto è avvenuto finora. «Ben venga l'investitore» Menicagli dice chiaro e tondo che «non vogliamo essere di nessun intralcio, qualora si affacciasse un privato in grado di restaurare tutto». Ma la numero uno di Terme del Corallo onlus richiama anche l'attenzione soprattutto su un poker di aspetti. Il primo: «Il cemento armato ha, secondo gli studiosi, una "vita" di un centinaio di anni, qui siamo a 112 e dunque ben oltre». Il secondo: «La bussola del lucernario del salone delle feste si è fratturata sul lato che guarda a est». Il terzo: «Nel giardino delle terme liberty è comparso il punteruolo rosso e ha attaccato una "phoenix dactilifera", ma in quell'area verde ci sono altre palme centenarie che hanno fatto la "storia verde" della nostra città e c'è il rischio che questo insetto le metta ko». Il quarto: «Bisogna togliere dalle sale di lettura l'enorme proliferare della vegetazione perché grava sui solai e le radici fanno correre il pericolo di o sgretolare il cemento o schiantarlo, comunque sia mettendo a repentaglio il fabbricato». Strangolati dalle radici Quest'ultimo è un problema che non va sottovalutato: anche porvi rimedio è meno semplice di quel che si pensi. I volontari di Terme del Corallo onlus hanno preso contatto con la Soprintendenza per chiarire le possibili modalità di intervento: ad esempio, guai a immaginarsi di strappare rami e radici con la forza, non si farebbe altro che raddoppiare i problemi perché con ogni probabilità si finirebbe per indebolire l'intera struttura. L'alternativa? Occorre trattare rami e rametti con una sostanza che finisce per disseccare questo groviglio verde, e progressivamente renderlo talmente secco da risultare friabile e di minor volume. Le tre fasi secondo Reset Il cronoprogramma c'è, come ricorda Beppe Pera, presidente di Reset. Eccolo: fase uno, ripulitura da erbacce, sterpaglie e dall'alluvione di spazzatura; fase due, l'organizzazione di visite guidate e, se possibile, eventi (magari utilizzando la sala della mescita come primo spazio al coperto da poter riaprire); fase tre, l'affidamento del bene in "adozione" per almeno nove anni alle associazioni. Ma riguardo a quest'ultima sottolineatura la giunta sembra orientata in altro modo: niente delega in bianco alle associazioni perché sarebbe una deresponsabilizzazione, come dice la vicesindaca Stella Sorgente. Regole per i beni comuni Invece il Comune vuol restare in gioco: ecco che dall'"adozione" si passa al patto di collaborazione Comune-volontariato incentrato sulla valorizzazione dei beni comuni. Con una conseguenza: Palazzo Civico resta in gioco come istituzione per andare, ad esempio, a caccia dei finanziamenti governativi del bando per le periferie (Livorno ha chiesto 2,2 milioni di euro). Anche se, sia chiaro, l'impegno dei cittadini non va in soffitta: e il decollo del regolamento dei beni comuni sarà la "carta" per definire chi fa cosa e come.
LIVORNO - Sos Corallo, c'è da fare presto Quattro punti a rischio patatrac
Il ramo di un albero che si è infilato in una piega del calcestruzzo armato dell'ex stabilimento termale delle Acque della Salute a Livorno è stato schiantato dal punteruolo rosso. I volontari di Reset e Terme del Corallo onlus hanno visto incrociare le proprie strade per chiedere di salvare le terme liberty. La caparbietà e la tenacia del ramo sono caratteristiche che richiedono uno sguardo lungo. Il fronte dei volontari manda in campo anche un sos che ha bisogno di risposte a stretto giro: non possiamo forse chiamarla emergenza ma certo ogni ritardo rischia di farci ritrovare con una struttura ancor più nei guai di quanto è avvenuto finora.
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