Sono 17 delle 34 proprietà dell'azienda. Il presidente Vento: "È un progetto di valorizzazione economica e urbanistica" IL DEPOSITO di Porta Maggiore, quello di San Paolo e di Trastevere, le aree di Piramide e piazza Risorgimento, le officine di San Giovanni e di Monte Mario, tanto per dare qualche indicazione. L'Atac spa ha deciso di vendere o affittare 17 dei suoi 34 immobili. «Non una svendita - chiarisce subito il presidente Fulvio Vento - ma un progetto di valorizzazione economica, urbanistica, sociale e culturale che stiamo realizzando insieme agli assessorati alla Mobilità, al Bilancio e al Territorio. L'Atac è uno dei principali proprietari della città, però questo patrimonio, che ha un valore storico di oltre 306 milioni di euro, non genera reddito. Anzi, costa ogni anno 85 milioni di euro di ammortamento, i soldi che l'azienda deve accantonare per mantenere in vita i suoi beni». Dunque l'idea, studiata a lungo dal presidente e alla fine tradotta in una delibera che è stata approvata in giunta e ora dovrà passare in consiglio comunale: costituire una società interamente controllata da Atac che abbia come compito la valorizzazione del suo patrimonio. In altre parole: stabilire non il valore storico, mail valore di mercato degli immobili per poi cederli o metterli a reddito. Nello stesso tempo, Vento cerca un grande edificio per farne il Palazzo della Mobilità, dove concentrare tutti i dipendenti di Atac e Sta, che si stanno accorpando, per un totale di 1.150 persone, escludendo i 150 verificatori Atac e i 200 ausiliari della Sta che operano in strada. «E' un progetto a cui stiamo lavorando con l'assessore al Traffico Mauro Calamante - dice Vento - Se riuscissimo a farci abitare anche il personale dell'assessorato e delle altre aziende di trasporto sarebbe il massimo della razionalità». «La delibera approvata in giunta - dichiara ancora il presidente - getta le basi per il risanamento finanziario dell'Atac. Stabilisce infatti tre obiettivi: l'aumento di capitaleper 80 milioni di euro, la ristrutturazione del debito, adesso spalmato da qui al 2008, che invece andrà ridistribuito nell'arco di 15 anni, infine, appunto, la valorizzazione del patrimonio immobiliare».