In risposta agli articoli pubblicati su questo giornale - con particolare riferimento alla questione dell'interrogazione parlamentare e alla supposta aria nuova al Ducale - e per maggiore chiarezza dei lettori, desideriamo esporre il nostro punto di vista su alcune delle questioni sollevate. Innanzitutto la lettera che abbiamo scritto e di cui sono stati pubblicati a nostra insaputa alcuni estratti, era indirizzata al direttore del Museo Peter Assmann e non alla stampa. Ciò per motivi di opportunità, nonché nel rispetto del nostro codice disciplinare. Senza dubbio i problemi e le criticità da noi sollevati sono di pubblico interesse, avendo per oggetto un museo statale, ovvero un bene comune che appartiene a tutti noi, in quanto cittadini prima che dipendenti. E infatti, da una lettura integrale del testo si evincerebbe che non è il nostro interesse ad essere al centro dell'attenzione. Chiediamo quindi di poter correggere alcune affermazioni attribuibili in alcuni casi addirittura a persone che hanno collaborato con il direttore, la cui manifesta parzialità non decade certo con la fine della collaborazione. In secondo luogo guardare sale che custodiscono tesori quali Pisanello, Mantegna, Raffaello e Rubens non è guardare qualcosa di irrilevante, ma una seria responsabilità e tutelare l'incolumità di questi beni preziosi è e rimane il nostro primo compito. Nonostante il furbesco tentativo di ridurre la questione all'ennesima lamentela dei dipendenti fannulloni, ci auguriamo che non sfugga il vero tema che abbiamo voluto sollevare: l'uso che viene fatto di un monumento che appartiene alla collettività e che, come tale, ci sentiamo di dover tutelare e preservare. Affermare poi che il malcontento "ovviamente si giustifica con l'aver aumentato i flussi turistici" è quantomeno scorretto: primo perché il calo dei visitatori era principalmente dovuto al terremoto e non ci ha certo fatto contenti; secondo perché i flussi turistici sono aumentati, ma in linea con gli anni precedenti il terremoto, soprattutto in considerazione della riapertura della Camera Picta nell'aprile 2015 e della eccezionalità di Mantova capitale italiana della cultura. Non ci siamo permessi di dare giudizi sul valore scientifico della linea impostata da Assmann. Ci siamo permessi però di sollevare perplessità sullo spazio dato ai privati, a discapito del bene pubblico (il nostro stipendio continuano a pagarlo i contribuenti). Ammettiamo che ci riempirebbe di orgoglio vedere il nostro museo citato insieme a Louvre, Prado o National Gallery londinese, ma non ci risulta che la stampa nazionale e internazionale abbia dato tale risalto alle iniziative che portano la contemporaneità dentro il Museo di arte antica. Questo Museo non è un contenitore vuoto da riempire, ma è già pieno della sua storia e usarlo come location per qualsiasi cosa, pur di togliere la polvere in nome di una supposta modernità, rischia di ridurlo a mero fondale - per quanto prestigioso - e di farci dimenticare che chi viene per visitarlo cerca la magnificenza gonzaghesca, non l'arte contemporanea. "Costringere il personale ad aumentare l'orario di lavoro" non è possibile (fortunatamente e finché dura la resistenza agli attacchi ai diritti dei lavoratori). Il fatto che tutte le attività si svolgano senza aggravio dei turni di lavoro non è una concessione di Assmann: l'orario di lavoro è ancora materia di competenza del ministero e ad oggi non è stata delegata ai singoli direttori. Tuttavia le iniziative del direttore sono state possibili grazie alle ore di straordinario del personale. Retribuite, ci mancherebbe altro. Ricordiamo che il personale del museo, una settantina di persone su tre turni di lavoro, garantisce l'apertura del Palazzo undici ore al giorno, sei giorni su sette, tutto l'anno (ricordiamo che apre dalle 8.15 alle 19.15, con frequenti aperture straordinarie). Non sono state aperte sale chiuse da decenni, ma è vero piuttosto il contrario: l'arte contemporanea ha portato alla frequente chiusura dell'appartamento di Isabella d'Este, dell'appartamento dell'imperatrice, per non dire della mancata apertura, già prevista prima dell'arrivo del direttore, dell'intera Corte Nuova, ad esclusione dell'appartamento dell'Estivale, già oggetto di restauro durante la soprintendenza della dottoressa Paolozzi Strozzi e destinato ad ospitare i marmi di Vespasiano Gonzaga, aperto invece temporaneamente per lo show room di Agape. Sottolineiamo inoltre che la chiusura di tali ambienti, parte del percorso di visita del museo, è funzionale all'uso del personale di custodia per la galleria, spazio aperto a tutti gratuitamente e che ospita opere private.