L'esposizione. Perugia e Orvieto celebrano il grande artista. Perugia. La storico dell'arte Bruno Toscano ha teorizzato, qualche anno fa, il rilievo da dare alle tessere andate smarrite e di cui resta traccia solo in negativo nella ricomposizione del vasto puzzle rappresentato dalla storia dell'arte. Ora la mostra«Arnolfo di Cambio. Una rinascita nell'Umbria medievale» curata dallo stesso studioso, insieme a Vittoria Garibaldi, prova a verificare quelle posizioni teoriche. L' esposizione si articola in due sedi a Perugia, nella Galleria Nazionale dell'Umbria, e a Orvieto all'interno della chiesa di Sant'Agostino (sino all'8 gennaio 2006). Vanno visitate entrambe per comprendere a pieno l'importanza di Arnolfo e del periodo d'oro che i due centri vissero nella seconda meta del Duecento e agli inizi del secolo successivo, quando cambia in maniera duratura il loro volto. L'immagine urbana derivata da quella trasformazione e inserita, nel caso di Orvieto, all'interno dell'esposizione: si parte dal Duomo, il cui cantiere venneaperto negli anni Ottanta del XIII secolo, e si raggiunge la chiesa di Sam'Agostino. Una volta a Orvieto, si può raggiungere poi la chiesa di San Domenico che accoglie il monumento aI cardinale De Braye, una delle opere più celebrate di Arnolfo. A Perugia sono esposti i marmi superstiti di una fontana che Arnolfo realizzò nel 1281 e della quale viene offerta una ricostruzione. Ha avuto vicende singolari: da un lato venne ritenuta cosi significativa da essere affiancata alla Fontana Maggiore di Giovanni e Nicola Pisano per inglobare i celebri bronzi del Grifo e del Leone gia tra i simboli di Perugia; dall'altro venne ridimensionata e smantellata nel volgere di breve tempo. Nel 1300 iI Grifo e il Leone furono asportati e collocati al di sopra del Portale del nuovo Palazzo del Popolo, e da lì a qualche anno l'intero monumento venne smontato. Lungo il percorso espositivo non s'incontra solo Arnolfo: l'iIlustrazione della cultura dell'epoca e affidata anche alle testimonianze pittoriche con due tavole di Cimabue e Duccio e un frammento di affresco attribuito a Giotto. La sezione orvietana ha dimensioni contenute quanto al numero delle opere esposte ma due, almeno, sono di fattura eccezionale: un Cristo benedicente, intagliato in una forcella di albero di pero, e una Madonna col Bambino attribuibili entrambe alla bottega del "Maestro Sottile" .