MATERA Quando fu rinvenuta, Giuliana dormiva da oltre un milione di anni. Un lungo e meritato riposo per la più grande balenottera che abbia nuotato nel Mediterraneo e ritrovata adagiata su una collina della Basilicata dieci anni fa. La scoperta nel lago artificiale San Giuliano, che ha dato il nome al mammifero, è stato un assist eccezionale agli studiosi, fondamentale anche per comprendere i cambiamenti climatici del pianeta se solo si fosse indagato quel fossile lungo 25 metri e largo (da zigomo a zigomo) quasi tre. Ma da allora il cetaceo è stato incredibilmente dimenticato e mai studiato, chiuso nelle casse di legno di un magazzino della sovrintendenza, imbragato nell'area industriale di Matera, designata capitale europea della cultura per il 2019. Eppure nasconde segreti preziosi e un mistero da poco svelato su come sia stato possibile ritrovarla su una collina, cento metri sopra il livello del mare. La risposta è nei terremoti come quello di Amatrice che fanno ballare la terra lungo l'Appennino da milioni di anni e nel tempo hanno sollevato di 600 metri il fondale su cui s'adagiò la balenottera. Diventato poi la sua tomba. «Giuliana è uno di quei tesori seminati dalla natura che ogni ricercatore spera di trovare per aggiungerlo al complicato mosaico della storia del nostro pianeta - avverte Renato Sartini, 46enne filmaker e giornalista scientifico originario della Basilicata che sabato prossimo presenterà alla Città della Scienza di Napoli un documentario inedito e in prima nazionale in occasione del festival Futuro Remoto. "Giallo ocra - Il mistero del fossile di Matera" racconterà l'intera vicenda di cui Sartini fu il primo a occuparsi, attraverso le voci di importanti scienziati che hanno partecipato al recupero del fossile. «Giuliana è ancora chiusa nelle casse in cui è stata conservata nel corso delle tre campagne di recupero fatte a cavallo tra il 2007 e il 2011- lamenta Sartini -. Il cranio individuato nel corso dello scavo del 2008 ma recuperato soltanto nel 2011, è stato cosparso di materiali particolari per preservarlo dagli agenti atmosferici. Ora occorre restaurare e far conoscere al pubblico i resti della balenottera e la sua importanza e farlo in un museo a Matera capitale europea 2019 credo sia il minimo». Le premesse, misurazione delle dimensioni e tipologia dei resti fossili, facevano presagire dal primo sopralluogo dei paleontologi «una scoperta eccezionale» come sottolinea nel corso del documentario Walter Landini, ordinario di Paleontologia all'Università di Pisa che insieme a Giovanni Bianucci, dello stesso ateneo e a Angelo Varola dell'Università del Salento, si è occupato del cetaceo. Giuliana fu ritrovata l'8 agosto 2006 da Vincenzo Ventricelli, un anziano agricoltore lucano. «Ma non chiamatela balena» avverte Sartini. Non è l'esemplare che ospitò Pinocchio né Moby Dick, aveva quattro dita (e non cinque) diventate nei millenni piccole ali. Una balenottera che ha volato a pelo d'acqua nel Mare Nostrum.
MATERA - Balenottera dimenticata al museo
Un fossile di balenottera, chiamato Giuliana, è stato scoperto nel 2006 in un lago artificiale della Basilicata, in Italia. Il fossile, che misura 25 metri di lunghezza e 3 metri di larghezza, è stato trovato da un agricoltore lucano e da allora è stato conservato in casse di legno. I paleontologi hanno scoperto che il fossile è stato sollevato di 600 metri dal fondale del lago a causa dei terremoti, e che la balenottera è morta circa un milione di anni fa. Il fossile è stato studiato e restaurato, ma non è stato ancora esposto al pubblico.
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