IL CASO IL FOSSILE È APPARSO A 40 CHILOMETRI DI DISTANZA DAL MARE A RIDOSSO DI UN LAGO ARTIFICIALE. MA A MATERA NON SI PUÒ VEDERLA QUANDO nell'agosto del 2006 emerse dalle acque della diga di San Giuliano, l'agricoltore che la notò per primo pensò si trattasse di un dinosauro. Magari di uno di quelli che avevano lasciato tracce perenni nella roccia nella vicina Altamura. Invece erano i resti di una balenottera, l'inizio di una scoperta sensazionale. Ancor di più perché è avvenuta nei pressi di Matera. L'hanno chiamata Giuliana, a oggi è il più grande fossile della sua specie mai scoperto, e risale al Pleistocene, a un periodo compreso tra 1,8 milioni e 781mila anni fa. Nella città dei Sassi la conoscono tutti. Perché Giuliana è una stranezza: una balenottera che è riapparsa a 40 chilometri di distanza dal mare, a ridosso di un lago artificiale. Come ci sia potuta finire è un mistero, e lo indaga il giornalista scientifico Renato Sartini nel documentario "Giallo ocra Il mistero del fossile di Matera", che sarà presentato l'8 ottobre a Napoli, nell'ambito della rassegna Fare futuro. Sartini si è servito delle testimonianze di Walter Landini paleontologo dell'Università di Pisa, direttore della prima fase degli scavi e del geologo Federico Boenzi per capire chi è davvero Giuliana. Finita sulla terra semplicemente perché il fondale in cui nuotava l'Avanfossa Brandanica si è sollevato di 400 metri per la collisione di due placche terrestri, le stesse che hanno dato forma agli Appennini. Nel frattempo la balenottera, in questi anni, è stata portata ancora più distante dell'acqua. Si è immersa un'altra volta, nelle casse custodite nel museo archeologico Ridola di Matera. Non è possibile vederne i resti si tratta di 12 vertebre, diverse costole, la pinna pettorale, la parte posteriore del cranio, la mandibola e la mascella né sembra ci sia in programma un restauro, auspicabile perché tra poco più di due anni la città sarà Capitale europea della cultura. È un esemplare dalle dimensioni notevoli, Giuliana: "Il cranio ha permesso di stimare in 25 metri la lunghezza della balenottera, misure raggiunte oggi soltanto dalla balenottera azzurra e da quella comune, che con i loro 33 e 26 metri circa sono i più grandi animali del pianeta", spiega nel documentario il paleontologo Giovanni Bianucci, che con il collega Landini (dello stesso ateneo pisano) e Angelo Varola dell'Università del Salento ha potuto studiare da vicino Giuliana. Sono stati i primi a farlo, dopo la scoperta. Poi è seguito un secondo intervento di un'impresa di Roma, infine il trasferimento nei depositi del museo. L'approfondimento sarebbe fondamentale per la scienza, perché la grandezza della balenottera potrebbe dare informazioni sui cambiamenti climatici: "L'aumento delle dimensioni di questi cetacei sarebbe una risposta alle glaciazioni degli ultimi due milioni di anni". Esporre Giuliana al pubblico, oltre a costituire un'attrattiva turistica, darebbe la possibilità di conoscere un pezzo fondamentale della storia geologica dell'Italia meridionale: all'epoca in cui lei nuotava nel Mediterraneo la Puglia era solo un arcipelago di isolette caratterizzate da un canale che univa lo Ionio all'Adriatico. (an.pur.)
Giuliana, la balenottera record rinchiusa nel museo
Il fossile di Giuliana, una balenottera del Pleistocene, è stato scoperto a 40 chilometri di distanza dal mare, a ridosso di un lago artificiale. La balenottera è stata trovata a Matera, in Puglia, e risale a un periodo compreso tra 1,8 milioni e 781mila anni fa. Il fossile è stato scoperto dall'agricoltore che lo notò per primo, che pensò si trattasse di un dinosauro. Tuttavia, è stato poi confermato che si trattava di una balenottera. Il fossile è stato studiato da paleontologi e geologi, che hanno scoperto che la balenottera era molto grande, con una lunghezza stimata di 25 metri.
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