Continua a far discutere anche in laguna il nuovo bando per restauratori bandito dal Ministero dei Beni culturali. I restauratori veneziani portano alla sbarra il Ministero dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo per il recente bando di concorso per funzionari restauratori. Stando alle direttive del bando nazionale, infatti, per essere "nominati" funzionare restauratori sono inutili decine d'anni di esperienza nel delicato settore del recupero delle opere d'arte, ma conta solo avere uno specifico titolo di studio. Per questo, oltre alla Confartigianato Metropolitana, anche la Confartigianato nazionale ha deciso di appoggiare il ricorso al Tar, contro questa selezione "miope". «Il ricorso è un'azione necessaria a tutelare i diritti di tanti nostri soci restauratori, che sono 125 in provincia di Venezia», dice Luciano Tieghi, responsabile area categorie della Confartigianato Imprese Città Metropolitana di Venezia, «e che si trovano di fronte ad una impropria ed inaccettabile disparità di trattamento da parte del ministero, che guarda solo il titolo di studio e non l'esperienza maturata sul campo». Per Tieghi il Ministero «non rispetta le stesse leggi dello Stato, mettendo una pesante ipoteca sul futuro dell'attività di restauratore. Una professione che invece meriterebbe la massima attenzione in un Paese depositario di un patrimonio artistico senza pari al mondo. Il 21 luglio scorso, ai fini della partecipazione al concorso pubblico per funzionari restauratori, il ministero ha pubblicato l'elenco: ci sono solo i diplomati delle Scuole di alta formazione, e non di chi ha maturato esperienze di lavoro importanti, ad esempio, l'attività di restauro su Beni Culturali dello Stato». In questa partita Confartigianato Restauro ha a lungo ma inutilmente cercato di percorrere la strada del dialogo per far capire che il saper fare vale più di mille diplomi, ma nulla da fare. Da qui la decisione di andare al Tar, facendo scoppiare la guerra delle carte bollate. «Tra le nostre aziende ci sono professionalità che il mondo c'invidia», insiste ancora Tieghi, «e che attendono da tempo il riconoscimento della qualifica di restauratore di beni culturali. Ora pare che solo chi ha un diploma può diventare funzionario restauratore. Una corsia preferenziale che annulla esperienze e manualità eccezionali, e le lascia senza lavoro, visto che amministrazioni pubbliche e stazioni appaltanti private per i lavori si appoggeranno all'albo». Lanciato il 22 giugno 2015, il bando dà tempo fino al 31 ottobre per presentare la documentazione necessaria. Poi subentrerà una commissione che cercherà di esaminare le carte e verificarne la validità. Le domande sono migliaia.