«NON SI può dire che il Bosco di Capodimonte è il più grande polmone verde della città e poi lasciare che gli aerei continuino a passarci sopra indisturbati». Sylvain Bellenger è il direttore del museo di Capodimonte e sceglie il convegno su "Monumenti, musei, paesaggi e giardini" ieri all'Archeologico per rilanciare la battaglia contro il transito degli aeroplani diretti a Capodichino «NON si può dire che il Bosco di Capodimonte è il più grande polmone verde della città e poi lasciare che gli aerei continuino a passarci sopra indisturbati». Sylvain Bellenger è il direttore del museo di Capodimonte e sceglie il convegno su "Monumenti, musei, paesaggi e giardini" che ha riunito ieri all'Archeologico studiosi, esperti e dirigenti del ministero dei Beni e e delle attività culturali per rilanciare la battaglia contro l'inquinamento dovuto al transito degli aeroplani diretti a Capodichino. Spiegando che, oltre ai rumori e alle vibrazioni che preoccupano il direttore per la tutela di quadri e porcellane, il volo produce anche un altro tipo di inquinamento, dannoso proprio per gli alberi del Bosco. «I voli delle compagnie low-cost che sorvolano Capodimonte ad appena 150 metri di altezza lasciano sulle piante residui di polveri, le foglie dei nostri alberi diventano nere a causa del deposito di queste polveri. È una situazione insopportabile - denuncia Bellenger - ci vuole una decisione per risolvere la questione. Sono stato anche all'interno della torre di controllo dell'aeroporto di Capodichino, la situazione non può restare così. E per farlo - ragiona Bellenger - ci vuole una visione complessiva e unità politica per trovare le soluzioni necessarie», invitando tutti, a partire dall'ad della Gesac, Armando Brunini, a risolvere il problema. Bellenger parla della sua esperienza. «Quando sono arrivato c'erano problemi giganteschi nel Bosco. Oggi il comportamento dei cittadini è cambiato in meglio, non ci sono più le siringhe ai piedi degli alberi, la spazzatura è praticamente scomparsa, il Bosco è pulitissimo. C'è sempre molto da fare - aggiunge il direttore occorre proseguire nell'opera di sensibilizzazione, ma tutto ciò si scontra con il problema del passaggio degli aerei». L'incontro promosso dal direttore del Museo archeologico nazionale, Paolo Giulierini, è anche l'occasione per accendere i riflettori sul parco della Floridiana. Per la responsabile della Villa, Luisa Ambrosio, il taglio delle risorse rende sempre più difficili assicurare la manutenzione del verde. «Tra 2004 e 2010 avevamo un accordo di valorizzazione con il Comune che diede buoni risultati - spiega la dottoressa Ambrosio - oggi abbiamo difficoltà legate alla carenza di fondi. Con il Comune c'è collaborazione, ogni volta che ci sono situazioni critiche interviene, ma la situazione non è facile. Nel frattempo abbiamo avviato la catalogazione del Boschetto delle Camelie». E se Giulierini ricorda con soddisfazione la riapertura dei due giardini interni al museo archeologico, nei quali i visitatori si fermano volentieri per leggere o per una pausa durante il giro tra le sale museali, il soprintendente di Pompei, Massimo Osanna, ribadisce lo stretto legame tra giardini e archeologia. «I soprintendenti del Novecento come Vittorio Spinazzola e Amedeo Maiuri ebbero una grande attenzione per la sistemazione del verde. Noi proseguiamo in questa azione ». Invita alla collaborazione il direttore della Reggia di Caserta, Mauro Felicori: «Da quest'anno siamo nell'Associazione delle residenze reali europee, e insieme possiamo sviluppare programmi di valorizzazione dei nostri parchi». Da Paestum le architette Anna Maria Mauro e Ottavia Voza segnalano «città e templi inseriti in un paesaggio agricolo sostanzialmente ancora poco danneggiato, anche se resta il problema della vegetazione infestante all'interno del sito archeologico ».