NON pago del ridicolo a cui ha esposto la Galleria con la vicenda degli altoparlanti nel Loggiato e incurante delle critiche per i prestiti facili di opere preziose all'estero, il direttore di Uffizi e Pitti Eike Schmidt arricchisce il suo excursus fiorentino di un nuovo capitolo: quello dedicato alla bugia. Beccato da Tomaso Montanari su Repubblica a annaffiare la malapianta dell'uso di basso mercato dei beni culturali, Schmidt prima nega, poi dice che farà verifiche, poi e siamo a ora sostiene che nulla di ciò che ha scritto Repubblica era vero. Materia del contendere, la volgarissima festa prenuziale privata con palloni colorati e corniciona d'oro nel cortile di Palazzo Pitti, svelata da questo giornale. Sul momento Schmidt aveva tentato di far credere che in realtà si era trattato di un evento aziendale, finendo sbugiardato subito dagli ospiti della festa che, all'ingresso, ammettevano candidamente ai cronisti di Repubblica che quello era: un prewedding. Costretto dalle foto che Repubblica gli andava mostrando, ha quindi ripiegato su un più prudente "verificheremo" e se necessario "consulteremo i nostri avvocati". Al che si affacciavano due ipotesi: o Schmidt dirige Uffizi e Pitti ma ignora cosa vi succede oppure lo sa e è anche peggio. L'incidente avrebbe dovuto consigliargli moderazione, in attesa di far sapere ai cittadini, che di Pitti e Uffizi sono i veri proprietari, i risultati delle annunciate verifiche. Invece Schmidt affida alla rivista d'arte tedesca Monopol, ripresa da Artnet news, la sua sicumera: falso ciò che ha scritto Repubblica, quello era un "corporate dinner". Non scriviamo mai falsità, e ci si aspetta che Schmidt smentisca. Cercare di cancellare con un colpo di spugna l'ultima leggerezza getterebbe discredito sulle istituzioni che dirige. L'Italia è un paese ricco di inadeguati al ruolo, l'esterofilia non è indispensabile.