«MASSIMO, fai il prezzo», diceva Marcello Dell'Utri in una telefonata di quattro anni fa. Dall'altra parte dell'apparecchio, il suo amico Massimo Marino De Caro, all'epoca direttore della Biblioteca dei Girolamini, lo blandiva: «La prossima settimana sono solo nel convento, tutto il convento per me». Questa e altre conversazioni sono ora agli atti dell'inchiesta che trascina l'ex potentissimo senatore di Forza Italia sul banco degli imputati per lo scandalo dei libri trafugati dalla collezione custodita nel monumento napoletano. Nei confronti di Dell'Utri, i pm Michele Fini, Antonella Serio e Ilaria Sasso del Verme, coordinati dal procuratore aggiunto Vincenzo Piscitelli, chiedono il rinvio a giudizio con l'ipotesi di peculato. Si chiude dunque un altro capitolo dell'inchiesta. Altri filoni però restano aperti: prosegue la caccia ad altri testi portati via dagli scaffali dei Girolamini e mai ritrovati. Nei prossimi giorni, intanto, il giudice dovrà fissare la data d'inizio dell'udienza prelimininare per Dell'Utri. Secondo la Procura, esisteva un accordo affinché De Caro, già condannato con sentenza definitiva a sette anni di reclusione nel primo processo sul saccheggio dei Girolamini, portasse via volumi antichi dalla biblioteca per consegnarli a Dell'Utri, appassionato bibliofilo che oggi sta scontando la condanna per concorso esterno in associazione mafiosa. Lo stretto rapporto fra i due è documentato dalle intercettazioni e confermato dal fatto che, rileva la Procura, fu proprio l'allora influente esponente di Forza Italia a segnalare De Caro come consulente di Giancarlo Galan, ministro per i Beni Culturali nel quarto governo presieduto da Silvio Berlusconi. Nel corso degli anni, sono finiti nella disponibilità dell'ex parlamentare 14 libri provenienti dai Girolamini. Tutti sono stati recuperati e restituiti da Dell'Utri, ad eccezione di una preziosa edizione della "Utopia" di Tommaso Moro del 1518, mai più rinvenuta. Di uno scambio di libri, anzi di un «baratto ricatto», come lo definisce scherzosamente De Caro, si parla anche in un'altra telefonata, quella del 22 febbraio 2012, in cui l'ex direttore della Biblioteca dice: ««Barattavo due prime edizioni di Vico se le mancano per due inviti a pranzo ». E aggiunge: «Le ho trovato, dottore, il "De rebus gesti" di Antonio Carafa che è uno dei più rari». In primavera, il Parlamento ha autorizzato l'uso delle intercettazioni accogliendo la richiesta dei pm napoletani. Assistito dall'avvocato Claudio Botti, Dell'Utri ha sempre escluso di essere a conoscenza della provenienza illecita dei testi. Il confronto fra accusa e difesa si sposta ora davanti al giudice. E lo scandalo dei Girolamini sembra non finire mai.
NAPOLI - Girolamini, i pm "Processate Dell'Utri per peculato"
Il senatore Massimo Dell'Utri è stato chiamato a rispondere per il reato di peculato in relazione allo scandalo dei libri trafugati dalla Biblioteca dei Girolamini a Napoli. Dell'Utri, ex direttore della biblioteca, sarebbe stato coinvolto in un accordo con l'ex direttore Massimo Marino De Caro per la vendita di libri antichi. Le intercettazioni e le prove documentali suggeriscono che Dell'Utri avrebbe ricevuto 14 libri provenienti dalla biblioteca e li avrebbe restituiti, tranne che per una preziosa edizione della "Utopia" di Tommaso Moro. Dell'Utri ha sempre negato di essere a conoscenza della provenienza illecita dei libri.
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