Folla calorosa ha accolto ieri Salvatore Settis: "Questa riforma costituzionale è scritta coi piedi, ma la lotta per la Costituzione non si ferma qui. Nel governo ministri indegni e ignoranti" Una sala stracolma e stipata all'inverosimile (a occhio circa 300 persone) ha accolto con calore ieri pomeriggio Salvatore Settis all'Nh Hotel. Al centro dell'incontro, organizzato da Edizioni Giacchè, con l'archeologo di fama internazionale nel suo lungo curriculum, tra le altre cose, la direzione della Normale di Pisa e del Getty Center di Los Angeles la presentazione del suo ultimo libro, pubblicato a maggio dal titolo "Costituzione! Perché attuarla è meglio che cambiarla". L'argomento: la riforma costituzionale e il relativo referendum che si terrà a novembre. A sentire Settis, la parte più importante del titolo del suo libro "è il punto esclamativo. Perché la Costituzione è un manifesto dei nostri diritti: ricordiamocene. Se avessi potuto, nel titolo avrei messo solo il punto esclamativo". E poi via con una lunga arringa dai toni accesi, appassionati e conditi da un sarcasmo misto a disillusione, che fanno onore a un archeologo di 75 anni in pensione, sulla riforma costituzionale Renzi-Boschi (che qualcuno ha già soprannominato, ironicamente, "schiforma") che modifica 47 articoli su 139 (cioè più di un terzo) della carta scritta dai nostri padri costituenti: "Il Presidente del Consiglio ricorda con malcelata ironia Settis - mi ha preso in giro durante un Consiglio dei Ministri perché sono un archeologo. Tralasciando il fatto che ci sarà pure una ragione se mi hanno dato una laurea honoris causa in giurisprudenza, per me è un onore essere nominato in un Consiglio dei Ministri. Ma il punto è che io sono un cittadino! E i cittadini in questo paese sono sovrani e quindi hanno diritto di esprimersi, tanto quanto il Presidente del Consiglio, su questa materia". Fatta la doverosa precisazione, Settis va dritto al nocciolo della questione senza troppi infingimenti: "La riforma Renzi-Boschi non è una riforma, ma una proposta di riforma, che noi cittadini siamo chiamati ad approvare o meno tramite il referendum". Poi il "professorone", come l'avevano chiamato in modo sprezzante alcuni rappresentanti di governo, si cura di smontare le tante bugie, a suo dire, di chi sostiene la modifica costituzionale, a partire dalla presunta abolizione del bicameralismo perfetto: "Mente chi dice che la riforma abolisce il bicameralismo- dice duro Settis- il Senato resta competente in ben 22 casi precisi. Perciò questo non sarebbe più bicameralismo perfetto, ma bicameralismo confuso! Questa è una riforma a cui io dico no!". Circostanziata anche l'opinione dello studioso sulla riformulazione degli articoli costituzionali con una sintassi molto simile al "burocratese" o all'Azzeccagarbugli di manzoniana memoria: "Io credo che le Costituzioni- spiega ancora Settis- debbano essere scritte non nello stile delle normali leggi o dei regolamenti parlamentari: una Costituzione deve essere una raccolta chiara di principi orientativi". Quanto alla legge elettorale maggioritaria con ballottaggio chiamata Italicum, che molti autorevoli costituzionalisti considerano, insieme alla riforma costituzionale, come un "combinato disposto" in grado di generare una deriva autoritaria negli assetti istituzionali italiani, Settis impiega una graffiante ironia: "Questa legge elettorale viene chiamata per ragioni misteriose 'Italicum': non so cosa abbiano fatto gli 'italici' per meritare questo. Sono convinto che la Corte Costituzionale la boccerà, perché è incostituzionale". Respinto anche l'argomento, utilizzato di frequente, secondo il quale la Costituzione sarebbe un ferro vecchio (di 68 anni, e non "di più di 70" come qualche ministro ha grossolanamente azzardato), non più adatto a rispondere alle esigenze di velocità che un buon governo impone: "Si dice spesso che la Costituzione va cambiata perché è vecchia, la stessa del '48. Ma allora cosa dovrebbero dire gli americani, che hanno la stessa Costituzione dal 1786? L'hanno modificata 17 volte, sì, ma una volta hanno deciso di abolire la schiavitù siamo contenti? Io sì e un'altra hanno vietato a deputati e senatori di aumentarsi lo stipendio: perché non facciamo anche noi una modifica costituzionale di questo tipo?". Altro grosso problema del ddl Boschi, secondo Settis, resta la fonte da cui è partita l'iniziativa di riforma: il governo, elemento non propriamente conforme alla visione dei padri costituenti. "Si tratta- si scalda Settis davanti alla platea- di una riforma costituzionale di iniziativa governativa. Piero Calamandrei, uno dei più grandi padri costituenti, nel '44 diceva che in casi come questi i banchi del governo devono restare vuoti. Peccato che a essere vuota, durante le sedute di discussione della riforma, fosse spesso l'intera aula. Questa è una riforma pilotata dal governo contro lo spirito costituente!". Eppure, ad ascoltare la retorica di chi questa riforma la propugna convintamente, essa sembra l'unico ragionevole antidoto all'innata lentezza del paese dai mille cavilli e dall'elefantiaca burocrazia: in altre parole, dobbiamo velocizzarci. Ma è proprio così? "Ma come- osserva pronto Settis, quasi arrabbiandosi- il governo riesce persino a cambiare la Costituzione e poi dice che non riesce a fare niente? Ma quale potere più grande può avere un governo rispetto a quello di cambiare la Costituzione del proprio paese?". In effetti, è ancora viva la memoria della straordinaria velocità con cui qualche anno fa venivano promulgati dal Parlamento provvedimenti come il lodo Alfano o il legittimo impedimento, tutti prontamente firmati dall'allora Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, e poi prontamente dichiarati incostituzionali dalla Corte Costituzionale. Insomma, sembra che quando la volontà c'è, la velocità venga da sé. "In altri termini- conferma Settis- si cambia quel che si vuole cambiare, si fa quel che si vuole fare e si tralascia quel che si vuole tralasciare. Invece, per fare un esempio, che cosa fa questa riforma per combattere l'evasione fiscale? Nulla. Che cosa fa questa riforma per combattere le veline governative che arrivano ogni giorno nelle redazioni di giornali e tg, nell'assenza totale di libertà di stampa?". Ma forse gli italiani di riforma costituzionale se ne ricordano un'altra, non troppo lontana nel tempo e d'iniziativa berlusconiana: quella, appunto, Bossi-Berlusconi del 2006, respinta massicciamente dagli italiani, che si espressero chiaramente, anche allora, con apposito referendum. "Se volessimo divertirci- osserva non troppo ironico Settis- potremmo mettere accanto la riforma Renzi-Boschi di oggi e quella Bossi-Berlusconi di dieci anni fa: troveremmo molti punti simili. Dieci anni fa, ad esempio, l'ex Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano era fermamente contrario alla riforma di allora: perché oggi abbia cambiato idea resta un mistero. Ma io dopotutto resto un archeologo che secondo Renzi dovrebbe leggere il Codice di Hammurabi". C'è poi una questione di non poco conto: i consiglieri regionali e i sindaci che andranno a occupare gli scranni del nuovo Senato godranno di un'apposita immunità. In altre parole, nel tragitto regione-Roma un'aureola di santità calerà sui loro capi. A questo proposito, Settis fa notare che "il sindaco PD di Venezia Giorgio Orsoni sarebbe stato molto felice di essere senatore quando lo hanno arrestato per la vicenda della corruzione sul Mose". Per finire, secondo la riforma, per eleggere il Presidente della Repubblica dalla settima votazione in poi basteranno i tre quinti dei votanti dell'assemblea (Camera e Senato riuniti in seduta comune), vale a dire appena 219 votanti. Da notare che secondo l'Italicum la maggioranza di governo ne avrà già a disposizione 340. Ragion per cui, secondo Settis, "il Presidente della Repubblica sarà il cameriere del Presidente del Consiglio! Ecco perché molti credono che il nostro ordinamento diverrà qualcosa di molto simile a una repubblica presidenziale. Insomma, oltre che pessima, questa riforma è anche scritta coi piedi!". Ma cosa succederà nei due casi, se vincerà il Sì oppure il No? "Qualunque sia l'esito del referendum", risponde Settis, "la lotta per la Costituzione non si fermerà lì. Anche nel 2006 milioni di italiani dissero no a una riforma pressoché uguale, poi dopo dieci anni ce l'hanno riproposta tale e quale. Io penso che occorra essere cittadini non solo quando si ha una scheda elettorale in mano, ma dalla mattina alla sera e dalla sera alla mattina, anche quando si sogna, anzi soprattutto quando si sogna. In ogni caso, se vincesse il No, non spero che il governo si dimetta. In questo governo ci sono alcuni ministri indegni e ignoranti: sarei d'accordo con un bel rimpasto, e penso lo sia anche Renzi". Per poi precisare, in risposta alle domande del pubblico: "Io non sono mai stato iscritto a un partito e non ho mai voluto fare carriera in un partito: come diceva Calamandrei, 'quando la politica diventa professione, la decadenza del Parlamento è assicurata'. Ho molto rispetto però per chi, nonostante tutto, si ostina a rimanere nel PD, anche per propria storia personale. Ma se io fossi del PD, non sarei disposto a votare Sì al referendum con una modifica dell'Italicum: la Costituzione non si baratta con niente!". Tuttavia una modifica della Costituzione non costituisce un tabù nemmeno per Settis, secondo cui "la Costituzione si può cambiare, a patto che la si cambi in un certo modo: io ad esempio lascerei una sola Camera, il che sarebbe molto meglio di questo bicameralismo confusionario". La soluzione? "Cestinare categoricamente questa riforma- propone lo studioso- e poi ragionare su un'altra possibile riforma". Non manca un divertente aneddoto: "Giorni fa- racconta Settis- ero a un dibattito del Fatto Quotidiano col sindaco di Firenze Dario Nardella: quando gli ho fatto notare che questa riforma è scritta coi piedi, mi ha risposto dicendomi 'ma tanto poi la ricambiamo'. Si cambia la Costituzione per poi ricambiarla? Ma dove siamo? Nemmeno in un negozio di abiti usati...". Alla fine tutto il pubblico in piedi ad applaudirlo, mentre lui sventola con aria sbarazzina e impertinente un foglio con sopra scarabocchiato 'NO'. Più chiaro di così.
gazzettadellaspezia.it
24 Settembre 2016
Salvatore Settis: "Questa riforma costituzionale è scritta coi piedi"
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Gabriele Cocchi
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