L'aspra polemica di Aurelio De Laurentiis contro il comune di Napoli per le pessime condizioni del San Paolo ha riportato all'attenzione generale la questione stadi. La stragrande maggioranza dei quali non sono di proprietà dei club. Nonostante l'inversione di tendenza degli ultimi anni con tre squadre che si sono dotate di un loro impianto, stupisce proprio l'esiguità delle società che si sono attivate in tal senso. Eppure l'esperienza della Juventus dovrebbe far riflettere: da quando i bianconeri hanno lasciato l'Olimpico per trasferirsi allo Stadium i ricavi sono esplosi: da 11 a 42 milioni. Stiamo parlando di uno stadio che vanta una percentuale di riempimento superiore al 90, grazie anche alla perfetta visione del campo da ogni ordine di posti. Tutto il contrario di quanto avveniva al Delle Alpi nel quale le tribune erano lontanissime dal terreno di gioco. A renderlo ancor più confortevole la totale copertura degli spalti. Esempio seguito dall'Udinese: anche in Friuli la location non è cambiata, ma mentre a Torino il vecchio stadio è stato demolito, ad Udine si è proceduto ad un sostanziale maquillage del Friuli, un impegno di 30 milioni di euro, a fronte dei 120, più 25 di diritti di superficie, spesi dai bianconeri più nobili. Diverso il discorso per quanto riguarda il terzo stadio di proprietà, il Mapei Stadium di Reggio Emilia, acquistato dalla Mapei al costo di 3,5 milioni. Uno stadio costato nel 1995 25 miliardi di vecchie lire ma mai completamente sfruttato, complice la discesa nelle serie inferiori della Reggiana. Le altre. Sono tante le società che stanno attivandosi per arrivare ad avere un impianto proprio. Ci pensa il Bologna di Saputo che aspetta un parere della Soprintendenza ai beni architettonici per la ristrutturazione del Dall'Ara, ci pensano la Roma, è recente l'esternazione in tale senso del presidente Pallotta (che cerca soci finanziatori), le due milanesi, la Lazio, la Fiorentina e il Napoli. Di pochi giorni fa la richiesta di De Laurentiis al presidente della Regione Campania, De Luca, per poter disporre del Colonna, uno stadio situato al Vomero. Lodevoli intenzioni, per carità, che però poi spesso restano tali, complici anche gli innumerevoli lacci e lacciuoli della nostra burocrazia. Molti invocano come panacea di tutti i mali una nuova legge sugli stadi, la verità è che serve un cambio di mentalità. Le società devono capire che un impianto di proprietà le svincola, almeno parzialmente, dalla dipendenza dei diritti TV amplificando le entrate da stadio, oggi ferme al 10,3 del fatturato. Poco, troppo poco. Del resto se gli stadi sono cari, mal tenuti e privi di ogni confort il tifoso altro non può fare che mettersi comodamente seduto sul divano di casa. All'estero. Il paragone è impietoso. Abbiamo costruzioni dalla capienza eccessiva, quasi tutte di proprietà comunale, con affitti elevatissimi. In più sono datati, datatissimi: la maggior parte inaugurati negli anni '20 e '30 e mai rimodernati come il buon senso, ed anche le norme sulla sicurezza, imporrebbe. Delle vere e proprie cattedrali nel deserto, prive di ogni infrastruttura. Il grande rimpianto è per Italia '90: anziché ripensare gli stadi in una ottica più moderna e funzionale l'idea, sbagliata, è stata solo di ampliarne la capienza. Gettando via tanti miliardi di euro con risultati sotto gli occhi di tutti: il Delle Alpi è stato demolito, il Friuli ristrutturato per gran parte, l'Olimpico di Roma è sempre più deserto, il San Nicola di Bari una cattedrale nel deserto. Tutto il contrario di quanto avviene negli altri paesi; le società non aspettano la "longa manus" delle istituzioni, ma fanno da sole. Erigendo stadi moderni e funzionali, basti pensare all'Allianz Arena del Bayern Monaco o all'Emirates dell'Arsenal, che amplificano a dismisura le entrate. Una visione totalmente diversa, e migliore, rispetto a quanto avviene in casa nostra. Che le nostre società devono far loro, e farlo in fretta.
Vuoti a perdere Gli stadi italiani sono una rimessa
L'aspra polemica di Aurelio De Laurentiis contro il comune di Napoli per le pessime condizioni del San Paolo ha riportato l'attenzione sulla questione degli stadi. La maggior parte degli stadi non sono di proprietà dei club, e solo poche società hanno investito in impianti propri. L'esperienza della Juventus, che ha lasciato l'Olimpico per trasferirsi allo Stadium, ha mostrato che gli stadi di proprietà possono aumentare i ricavi. Alcune società, come l'Udinese e il Bologna, stanno lavorando per ristrutturare o costruire nuovi stadi. Tuttavia, la burocrazia e la mancanza di cambio di mentalità impediscono di raggiungere i risultati desiderati.
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