La gigantesca installazione dello scultore americano composta di otto pezzi domina una delle gallerie del Guggenheim di Bilbao Le sculture pesano milleduecento tonnellate e sono alte più di quattro metri E' molto forte il contrasto fra il bianco della sala e i colori dell'acciaio Bilbao Richard Serra racconta che quand'era bambino insieme al padre attraversò il Golden Gate Bridge per assistere al varo di una nave e che entrambi questi eventi lo impressionarono fortemente. Oggi quel ricordo viene evocato guardando dall'alto di una delle passerelle sospese del Guggenheim di Bilbao. Sembra d'essere sopra un ponte e sotto c'e un mare che pare solcato non da scafi ma da sculture. La grandissima galleria del piano terra, progettata come il resto di questa "museo-icona" da Frank O. Gehry, lunga 142 metri e larga 27 metri, è infatti interamente occupata da una gigantesca installazione, di dimensioni senza precedenti nella storia moderna. E' The matter of time (La materia del tempo) costruita da Serra sul linguaggio sviluppato nelle sue Torqued Ellipses: sono otto sculture che "navigano" in rapporto con lo spazio e in relazione reciproca Ie une con Ie altre. E un'installazione, costruita con tre spirali, una Single Torqued Ellipse, una Double Torqued Ellipse, Ie curve coniche di Snake e due opere formate da sezioni sferiche e torcoidali. Snake, che e lunga piu di trenta metri e alta quattro, è a Bilbao dal giomo dell'inaugurazione del museo. Ora sono state aggiunte Ie altre sette sculture, tutte in acciaio, pesanti complessivamente 1200 tonnellate, tutte alte più di quattro metri, formate da enormi nastri attorcigliati, una sequenza di piastre spesse poche centimetri con un diametro che supera i dieci-quindici metri. Là dimensione di ognuna è simile a quella di Naples che Richard Serra espose a Napoli tre anni fa in piazza del Plebiscito: una spirale alta quattro metri, composta da sette piastre d'acciaio con un diametro di quindici metri che pesavano piu di 150 tonnellate. Suscitò stupore. Ma il risultato finale dell'opera di Bilbao è assai più stupefacente. E' una meraviglia nel cuore del meraviglioso edificio di Gehry. E' un monumento all'artista americano, tra i più celebri scultori al mondo, che gareggia con la monumentalità dell'architettura di Gehry, anche lui americano, realizzato da Serra all'eta di 66 anni, a quarant'anni dalla sua prima esposizione, avvenuta a Roma nella galleria "La Salita". Era agli esordi. Presentò un maiale. Ben poca cosa davanti all'effetto scenografico di Bilbao che nasce dalla visione complessiva delle sculture, dal contrasto tra il bianco della sala e il grigio, l'arancione, l'ambra dell'acciaio, dalla perdita di percezione e di orientarnento che s' avverte nel momento dell' attraversamento di ellissi e spirali. E ha ragione Juan Ignacio Vidarte, direttore del Guggenheim Bilbao, quando dice che quesla e la maggiore committenza della storia moderna di sculture appositamente destinate ad un sito museale. La materia del tempo non è un'esposizione temporanea ma un'opera che è entrata a far parte della collezione permanente dei maestri moderni e contemporanei: c'è voluto un notevole sforzo: sono stati investiti una ventina di milioni di dollari (cifra tutto sommato modesta per i valori odierni della contemporaneità) ed e intervenuta la multinazionale dell'acciaio, la Arcelor, col cui nome e stata ribattezzata la sala. Afferma Thomas Krens, direttore della Fondazione Solomon R. Guggenheim di New York: «La committenza a Richard Serra è il culmine di un rapporto tra l'artista e il Guggenheim che dura da 35 anni. Questa galleria è stata progettata per ospitare opere d'arte delXXI secolo e Serra, con il suo lavoro a scala monumentale, è l'artista perfetto per sfruttarne tutte Ie potenzialità». Aggiunge Vidarre: «Questa installazione trasforma il museo in luogo di pellegrinaggio per tutti coloro che sono interessati al presente e al futuro della scultura». Di sicuro La materia del tempo è I'opera più eclatante della collezione del Guggenheim Bilbao, raccolta in espansione, imperniata su sculture, dipinti e installazioni realizzati tra il 1945 e i giorni nostri. Per ora sono in tutto una novantina, includendo gli interventi esterni di Jenny Holzer, Louise Bourgeois e Puppy di Jeff Koons, cane gigante colorato da centinaia di piante di fiori, simbolo del museo. A questi si è aggiunta l'installazione di Serra, che e stata accompagnata dal riallestimento delle gallerie. Il primo piano del museo è ora dedicato a mostre a medio e lungo termine di lavori dei musei Guggenheim, in questi giomi solo quelli di Bilbao: Joseph Beuys, Anselm Kiefer, Richard Long, Robert Rauschenberg, James Rosenquist, Andy Warhol... il secondo piano ospita mostre temparanee (fino aI 18 settembre «L'impero Azteco») così come il terzo piano. E una macchina sempre accesa il Guggenheim Bilbao che dal giorno dell'inaugurazione - ottobre 1997- ha ospitato un'ottantina di mostre e ha accolto circa 7.300.000 visitatori, di cui quasi il 60 per cento stranieri. Alla fine delI'esercizio 2004, questa presenza - afferma il Guggenheim - ha generato un Pil di quasi 1,2 miliardi di euro. Le previsioni - sostiene il direttore - sono state rispettate: nel 2004 ci sono stati novecentomila visitatori che hanno generato più di 184 milioni di euro di introiti per l'economia dei Paesi baschi con entrate addizionali per l'erario di trenta milioni. II museo ha contribuito a mantenere - considerando l'indotto - 4.800 posti di lavoro. II bilancio del Guggenheim è oggi intorno ai 25 milioni di euro, con una copertura proveniente per tre quarti da privati - banche, industrie, associazioni - dai proventi dei biglietti d' ingresso, e per un quarto da sovvenzioni pubbliche. Sono questi i numeri di Bilbao, dopo otto anni un "fenomeno" irripetibile - ammette Juan lgnacio Vidarte perché cè e c'è stato un sommarsi di fattori: dalla posizione geografica della città (è facilmente raggiungibile dalla Francia e il 25 per cento dei visitatori è francese), allo choc provocato dall'edificio di Gehry. Sono 24.000 metri quadrati con un tetto dalle forme ritorte, curve e aggettanti, ricoperto con lastre in titanio, quasi delle squame di pesce rese splendenti dalla luce solare. E' un museo-scultura che ora ospita l'altrettanto spettacolare installazione di Richard Serra, sculture che attingono tutte allo stesso vocabolario - come spiega lo stesso artista - che «si collocano all'interno di una polarita tra la spinta verso il basso della forza di gravità, il peso della materia e un'elevazione verso l'alto che aspira ad annullare I'effetto gravitazionale». E' un viaggio tra spirali, sfere, ellissi ritorte, cariche di forti richiami borrominiani, da intraprendere senza riserve, "dove a fronte della continuità delle curve Ie osservazioni diventano frammentarie e discontinue". Percezioni, esperienze per l'osservatore che diventa protagonista dell' opera. E' questa la ricerca di Richard Serra.