Nicola da Guardiagrele, nato Nicola Gallucci o Nicola di Andrea di Pasquale (Guardiagrele, 1 marzo 1385 Guardiagrele, 4 marzo 1462 circa), è stato un orafo, incisore e pittore. Si dedicò quasi esclusivamente all'oreficeria, in questo campo ha firmato (e datato) ostensori, croci processionali, busti-reliquiario, paliotti d'altare, sebbene a lui sono attribuite numerose sculture e un dipinto su tavola. Nicola da Guardiagrele si dedicò anche alla miniatura ed alla pittura, come dimostrano un libro di preghiere risalente al 1420 circa conservato nel Museo Condé, nello Chateau de Chantilly e la Madonna dell'umiltà nella Galleria degli Uffizi a Firenze.di Rossano Orlando wGUARDIAGRELE Certo, le parti smaltate della croce sono in argento dorato decorato. E su quegli smalti non c'è nulla di nuovo a dismostrazione della coerenza con quanto ad oggi si sa dell'arte del Quattrocento. Il che garantisce comunque che i materiali utilizzati all'epoca siano stati del tutto autentici. Ma ciò che stupisce è l'utilizzo di tecniche innovative nella lavorazione dei metalli: mentre le dorature del secolo precedente erano tutte "piene", senza l'effetto cagiantismo, ecco che qui si cerca la finezza, anche per ottenere effetti cromatici particolari, tali da catturare l'occhio dell'osservatore. Il mercurio, ad esempio, è stato trovato nei punti dove apparentemente la doratura non c'è. E' questo uno dei sorprendenti risultati ai quali è giunta l'equipe di studiosi che lo scorso anno ha esaminato nei minimi particolari la croce processionale di Nicola da Guardiagrele custodita nel museo del duomo di Santa Maria Maggiore, nel paese che dette i natali all'orafo e di qui anche cittadino esemplare al fianco del notaio Pantaleone di Nicola della Guardia in occasione di un'assemblea dei baroni e città libere d'Abruzzo convocata per giurare fedeltà alla regina Giovanna II, erede al trono di Napoli dopo la morte del fratello Ladislao. Insomma, nel Quattrocento, Nicola da Guardiagrele nella sua attività di artista utilizzava già tecniche innovative che saranno state applicate soltanto nei secoli successivi. «Con la nostra ricerca fatta ricorrendo alla fluorescenza a raggi X direttamente nel duomo di Santa Maria Maggiore», spiega Marco Feretti, del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr), Istituto per le tecnologie applicate ai beni culturali, «sono venuti fuori risultati straordinari. Nicola da Guardiagrele utilizzava una tecnica particolare per la costruzione delle sue opere: prima stendeva la doratura, poi la eliminava in gran parte e ciò si nota sui panneggi, sulle stoffe. Questa tecnica di lasciare solo un velo sottile di doratura, serviva presumibilmente per ottenere effetti cromatici particolari. Ciò si capisce perché abbiamo trovato il mercurio dove apparentemente la doratura non c'è. Possiamo quindi dedurre che la tecnica fosse questa: applicazione della doratura e sua successiva eliminazione per affinarla e renderla più sottile». Alla ricerca resa possibile grazie all'interessamento dell'Ente mostra dell'artigianato artistico abruzzese di Guardiagrele, alla Soprintendenza ai beni storici e artistici dell'Abruzzo e alla parrocchia di Santa Maria Maggiore hanno partecipato anche Cecilia Bartuli, Anna Bini, Adolfo Esposito, Astrik Gorghinian, Claudia Polese e Rosa Maria Villani, dell'università La Sapienza di Roma, della Scuola dell'arte della medaglia dell'Istituto poligrafico e Zecca dello Stato e dei Laboratori nazionali di Frascati dell'Istituto nazionale di Fisica nucleare, oltre al Cnr. «Un altro elemento particolare che colpisce in questo capolavoro di Nicola», aggiunge Marco Ferretti, «è il fatto che sia unico, in tutta la croce, lo smalto blu del rombo che contiene quantità non trascurabili di bismuto che in genere si trova nei blu di periodo più tardo del Quattrocento». Ecco, dunque, un altro aspetto che fa di Nicola da Guardiagrele un artista unico e innovatore nei suoi tempi per le tecniche utilizzate nell'arte orafa. «Volevamo contribuire ad aumentare le conoscenza su Nicola», conclude Ferretti, «visto che non sono molti gli articoli scientifici e i risultati analitici sui materiali utilizzati da questo autentico maestro: sicuramente adesso abbiamo capito qualcosa di più sulla tecnica della doratura dell'epoca. Nicola da Guardiagrele è stato un autentico innovatore visto che le procedure artistiche utilizzate da lui e dalla sua scuola non sono state trovate nelle croci del secolo precedente».
Nicola da Guardiagrele Gli scienziati svelano il mistero dei colori
Nicola da Guardiagrele, un orafo, incisore e pittore abruzzese, è stato scoperto come utilizzare tecniche innovative nella lavorazione dei metalli già nel Quattrocento. La sua croce processionale, conservata nel duomo di Santa Maria Maggiore, è stata analizzata con fluorescenza a raggi X e si è scoperto che utilizzava una tecnica di applicazione della doratura e sua successiva eliminazione per affinarla e renderla più sottile. Questa tecnica è stata applicata anche per ottenere effetti cromatici particolari. Altri elementi unici della croce includono lo smalto blu del rombo che contiene quantità non trascurabili di bismuto, un elemento raro nel Quattrocento.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo