L'amministrazione di Pomarance ha inviato una lettera al soprintendente per il recupero della chiesa di San Dalmazio «Il rischio è che diventi un cumulo di macerie. Noi siamo pronti a investire» SAN DALMAZIO. Dopo tante polemiche e infiniti appelli, il Comune di Pomarance ha finalmente scritto alla Soprintendenza per salvare la pieve di San Giovanni a Silano del paese di San Dalmazio che sta ormai cadendo a pezzi. Ma non è solo l'amministrazione comunale a rivolgersi all'ente che tutela il patrimonio architettonico storico. Anche il gruppo di cittadini che si stanno occupando da tempo della pieve e del suo recupero si sono rivolti alla Soprintendenza per sollecitare un intervento. «Chiediamo alla Soprintendenza di mettere in azione tutte le necessarie operazioni di somma urgenza e di ordinare al proprietario il restauro e la messa in sicurezza del luogo - ha spiegato il sindaco Loris Martignoni - Chiediamo inoltre di adoperarsi per l'acquisizione del bene al patrimonio pubblico, anche in ragione del fatto che l'attuale proprietà non ha mai fatto alcun intervento a tutela dello stesso». L'intento del Comune pomarancino è chiaro: «Vogliamo restituire alla comunità di questa pieve in modo che non venga perduta una testimonianza così importante del nostro patrimonio». E per farlo è disposta anche a investire: «L'amministrazione comunale è pienamente disponibile a collaborare con la Soprintendenza per il raggiungimento di questi obiettivi e a contribuire, anche economicamente, al restauro del monumento qualora divenisse di proprietà pubblica e visitabile liberamente». Era una posizione nota quella del sindaco Martignoni e della sua giunta. Della pieve di San Dalmazio, databile tra il XII e il XIII secolo, si parla ormai da tempo come un sito storico di grande interesse, il cui proprietario non sembra intenzionato a intervenire per recuperarlo. Il Comune di Pomarance, con questa lettera al soprintendente di Pisa, Andrea Muzzi, «intende mettere in campo tutte le azioni possibili, affinché la pieve di San Dalmazio non di venti un cumulo di macerie. Se ciò dovesse verificarsi ognuno di noi, a partire da chi ricopre incarichi istituzionali, dovrà sentirsi responsabile per non avere avuto la capacità ci consegnare alle generazioni future le vestigia del nostro passato». I cittadini, nella lettera inviata alla Soprintendenza, sottolineano che si tratta di «uno dei patrimoni storici più antichi della Diocesi volterrana, dichiarato monumento nazionale già alla fine dell'800. Il complesso oggi è invaso da rovi e cespugli. Si riesce a entrare a malapena e un'edera verde e lussureggiante ne ricopre le pareti. L'amministrazione sta facendo i suoi passi, adesso è la Soprintendenza che deve muoversi. I cittadini di San Dalmazio, comunque, non staranno con le mani in mano ad osservare, giorno per giorno, che la Pieve venga mangiata dai rovi e cespugli e che un giorno frani del tutto».