Un appello firmato dagli intellettuali l'ha fatta diventare ormai un simbolo: è "la stanza della libertà" Un appello firmato dagli intellettuali l'ha fatta diventare ormai un simbolo: è "la stanza della libertà". Venerdì, nonostante un blocco della soprintendenza, nella casa che fu di Lidia Croce e Gustaw Herling si è tenuta una festa, senza escludere lo studio dello scrittore polacco. L'ambiente che rappresenta il romanzo che condannò i totalitarismi, "Un mondo a parte", sarebbe stato, secondo la denuncia presentata in questura, trasformato per la serata in "un deposito per le vivande". Sembrano non avere fine le alterne vicende che hanno al centro il pian terreno di Villa Ruffo in via Crispi, che fu destinata dalla moglie di Benedetto Croce, Adele Rossi, a finanziare le attività della fondazione intitolata al filosofo. A chiedere che le cose restino come la memoria le descrive sono gli eredi di Herling e il gruppo di intellettuali che ha firmato l'appello promosso da Stefano De Matteis, che fu l'ultimo editore dei suoi libri e che ha coinvolto Goffredo Fofi, Antonio Biasiucci, lo scrittore, saggista e storico polacco Wojciech Karpinski e il saggista, editore e politico suo connazionale, fondatore del quotidiano Gazeta Wyborcza e convinto attivista anti-comunista e anti- totalitarista, Adam Michnik. La scorsa primavera l'appartamento dove vivevano Lidia Croce e Herling era stato concessa dalla fondazione in affitto a privati. Il consiglio di amministrazione, presieduto da Piero Craveri, figlio di un'altra erede del filosofo, Elena, aveva votato compatto con l'astensione della figlia dello scrittore, Marta Herling. Erano partiti lavori di ristrutturazione all'interno e c'era stato l'intervento dell'antiabusivismo della polizia municipale, che aveva inoltrato alla procura della Repubblica una denuncia per lavori abusivi. La soprintendenza alle Belle arti aveva quindi ordinato il ripristino integrale, pena il sequestro. La soprintendenza sostiene di non aver ricevuto alcuna comunicazione di fine lavori, quindi non ha ancora chiuso la pratica con una relazione di sopralluogo e collaudo. Intanto però gli eredi Herling hanno presentato un esposto in questura denunciando che, nonostante la soprintendenza abbia decretato "la non congruità dei lavori e il ripristino dei luoghi (il pavimento divelto, la disposizione degli ambienti e l'annullamento del progetto per un ascensore, ndr), nonostante il collaudo non ci sia ancora stato, i luoghi venivano utilizzati per un ricevimento privato. A pochi giorni dal convegno che alla presenza del presidente della Repubblica ricorderà il centocinquantenario della nascita di Croce (22 e 23 settembre all'Istituto italiano per gli studi storici). "L'appartamento di Herling - scrive alla soprintendenza il perito di parte degli Herling, Francesco Guarracino - e l'ex consolato tedesco sono diventati un'enorme discoteca a luci psichedeliche e con tanto di camerieri".