L'impegno etico e civile è tratto caratterizzante della narrativa di Giuseppe Dessì (1909-1977). Il romanzo "Paese d'ombre", vincitore del premio Strega nel 1972, è profondamente radicato nel paesaggio rurale della Sardegna. La storia, ambientata in un tempo lontano da quello dello scrittura, denuncia lo sfruttamento del territorio da parte del Governo piemontese, pone i problemi del disboscamento e del dissesto idrogeologico, contrasta la legge delle "chiudende", restituisce la figura di un sindaco che investe in bellezza e decoro urbano. È forse per lo straordinario attaccamento all'anima dei luoghi e alla necessità di assicurarne la sopravvivenza attraverso la memoria, che la giuria del premio letterario Dessì domenica prossima (ore 18, Villacidro) conferirà la sua menzione speciale a Salvatore Settis. Nato in Calabria nel 1941, è archeologo e storico dell'arte. Già direttore del Getty Research Institute for History of art di Los Angeles e della Scuola Normale di Pisa, presidente del Consiglio superiore dei beni culturali e accademico dei Lincei, è punto di riferimento in Italia di tante battaglie in nome della tutela del paesaggio, dell'arte e della Costituzione. È uno dei più strenui difensori del no al prossimo referendum perché «la Carta fondamentale dello Stato è più facile attuarla che cambiarla». L'intervista completa a Salvatore Settis si può leggere in maniera integrale sull'Unione Sarda in edicola. Il professore parla di tutte le minacce che incombono sul paesaggio, delle energie rinnovabili e della valorizzazione del patrimonio archeologico dell'Isola, del progetto Betile e dei Giganti di Mont'e Prama.