Che fine ha fatto la delega ambientale? All'inizio della legislatura, come scusa per non fare niente, il governo Berlusconi chiese al Parlamento una delega a riscrivere tutte le leggi in materia ambientale. Nell'attesa il ministro Matteoli impose al personale del suo ministero di attendere, astenendosi da ogni attività in vista delle future norme. Per oltre tre anni si sono annoiati. La delega al governo per il riordino, il coordinamento e l'integrazione della legislazione in materia ambientale è giunta infine, nel dicembre 2004. Il 27 gennaio 2005 "il ministro contro l'ambiente" ha insediato la Commissione per la stesura dei testi. La Commissione è composta da 24 membri scelti dal ministro, scade nel gennaio 2006, deve predisporre almeno sette decreti legislativi: rifiuti, acque, difesa del suolo, aree protette, danno ambientale, valutazioni d'impatto, aria. Nella prima riunione, secondo il resoconto ufficiale, la commissione ha individuato una metodologia di lavoro e ha attivato un apposito sito internet. Controllate: sei mesi dopo scopriamo che la metodologia non è stata rispettata (nessuno ancora conosce gli ambiti delle sette materie dei decreti) e che nel sito c'è solo la composizione della commissione (e non è stato aperto il previsto forum di discussione). Controllate: basta leggere la lettera del ministro alle commissioni parlamentari del 10 maggio o cliccare su www.comdel.it. Dopo l'insediamento si sono svolte due sole riunioni della commissione, il 7 febbraio e il 21 marzo. Poi più nulla. Nella prima riunione sarebbero state costituite nove sottocommissioni con il compito di predisporre nove relazioni "ricognitive" (normativa, giurisprudenza, bibliografia, problemi attuativi). Nella seconda nessuna relazione sarebbe giunta a compimento e si sarebbe verificato lo stato di avanzamento. Tre riunioni preliminari in due mesi, nessun documento, nessuna conclusione dell'istruttoria, niente; poi quattro mesi di totale vuoto, almeno finora. Però il ministro informa che un gruppo di coordinamento (5 dei 24) sta già predisponendo le prime bozze dei decreti legislativi attuativi. Il gruppo non era previsto dalla legge, né annunciato. Invece farà tutto, presente anche il capo di gabinetto del ministro (mai citato nella legge, che pure segnala il capo dell'ufficio legislativo a coordinatore della segreteria tecnica). Ora è chiaro: così si fanno le leggi. Ma quale Costituzione, quale Parlamento, quale funzione legislativa! Quali audizioni, quali articolati, emendamenti, resoconti stenografici, lavori preparatori! Il ministro teneva nel cassetto qualche norma, né generale né astratta, scritta magari da qualche gruppo d'interesse o su ordine del capo di gabinetto; la inserirà in una cornice che riprende testi già esistenti, proporrà la definizione pomposa di "testo unico" e tenterà di far approvare qualcosa. Forse nemmeno tutti i decreti elencati. Certo, credo che si scontrerà con la dignità professionale o personale di qualche commissario. Ma, come si decide in una commissione di esperti che sostituisce il Parlamento? Si vota a maggioranza? E se ci sono emendamenti? E se passano? E se non passano? Se la sente chi vota di assumersi il risultato di qualsiasi voto? Oppure si media, e in base a cosa se non c'è la politica, i gruppi parlamentari, i programmi di governo? L'alibi sarà che la delega è al governo, che responsabile sarà il governo. Capisco. Tuttavia la commissione terminerà i lavori a fine gennaio, più o meno quando la legislatura chiuderà (febbraio probabilmente). I concerti (di altri ministeri) e i pareri (di conferenza unificata e commissioni parlamentari) saranno chiesti in una fase di transizione da una legislatura all'altra, da un governo all'altro. E il nuovo ministro dell'ambiente, il nuovo governo avranno due anni di tempo per emanare disposizioni integrative o correttive dei decreti. Insomma la fase di incertezza e confusione continuerà a lungo. Sarebbe bene che Prodi, l'Unione, il centrosinistra confermino subito che ripristineranno molti testi e che attiveranno rapidamente vere politiche ambientali, quelle dimenticate o annullate da Berlusconi e Matteoli.