Il volto scolpito fra Cinquecento e Settecento e quello conservato a Chicago appartenente alla statua originale del giovane amato dall'imperatore Adriano «A Roma, quando vedono qualcuno dall'aria seria e privo di barba è un console; quando ha una lunga barba è un filosofo; e se è un ragazzo è un Antinoo», scriveva Montesquieu nel suo «Voyage d'Italie», nel 1728. Di lì a poco sarebbe scoppiata una specie di febbre di Antinoo che avrebbe contagiato tutta l'Europa. Nel 1735 apparve infatti un bassorilievo in marmo raffigurante Antinoo, proveniente da una presunta scoperta durante gli scavi a Villa Adriana. La scultura finì nella collezione del cardinale Alessandro Albani, che nel 1755 assunse come bibliotecario Johann Joachim Winckelmann. Lo studioso tedesco individuò nell'arte greca, conosciuta attraverso le copie romane raccolte dal cardinale, la realizzazione dell'ideale assoluto di bellezza. Ideale incarnato soprattutto dal ritratto di Antinoo, il ragazzo amato per sette anni da Adriano, e annegato nel Nilo, nel 130 d.C., durante un viaggio in Egitto al seguito dell'imperatore. La «scoperta» di Raymond Johnson Nel 1756 Winckelmann vide un busto di Antinoo anche nella Villa Ludovisi, e annotò nel suo taccuino che il busto aveva un volto «nuovo». Era cioè una testa scolpita durante il restauro, per integrare la parte mancante del busto antico. La statua con la testa nuova finì nel 1997 a Palazzo Altemps. Dove fosse finita la testa antica non si è mai saputo. Almeno fino a dieci anni fa, quando Raymond Johnson, egittologo all'Università di Chicago in viaggio a Roma, entrò a Palazzo Altemps e vide la statua di Antinoo. Osservò il marmo lunense del busto e si ricordò di una testa di Antinoo, scolpita nell'identico marmo, conservata presso l'Art Institute di Chicago. Per una volta si trattava di possesso legittimo e non di arte trafugata. La testa fu infatti acquistata a Roma nell'aprile del 1898, da C. L. Hutchinson, primo presidente dell'Art Institute di Chicago. L'egittologo Johnson ha trascorso questi dieci anni a verificare la sua intuizione: analisi del marmo in entrambi i pezzi della statua e ricerca delle fonti antiquarie che documentano i diversi percorsi del busto e della testa. E alla fine sembra confermata l'ipotesi che i due pezzi appartengano a una medesima scultura. Un diverso ideale di bellezza Ora tutti potranno verificarlo di persona nella curiosa, interessantissima mostra «Antinoo. Un ritratto in due parti», curata da Alessandra Capodiferro, che si apre oggi a Palazzo Altemps. Nel percorso si incontrano tre teste: quella attaccata al busto e scolpita tra il Cinquecento e il Settecento, quella antica conservata a Chicago, e un'altra realizzata oggi per completare l'antica che in realtà manca di un frammento. Nel confronto affiora il modo diverso in cui i romani e gli artisti rinascimentali hanno interpretato l'ideale greco di bellezza. È vero che entrambi i volti seguono il modello dell'iconografia di Antinoo, fatto riprodurre in centinaia di simulacri da Adriano: mento arrotondato, bocca carnosa, naso largo e dritto, sopracciglia inarcate verso l'esterno, chioma folta e ricciuta. Ma se il volto «nuovo» della collezione Ludovisi riflette la bellezza serena e assorta del Rinascimento, quello antico di Chicago ha un'ombra torbida e sensuale.
Corriere della Sera
15 Settembre 2016
ROMA- La bellezza divisa in due, l'antico busto di Antinoo e le sue teste
LA
Lauretta Colonnelli
Corriere della Sera
Il busto di Antinoo, ragazzo amato dall'imperatore Adriano, è stato oggetto di studio e curiosità per secoli. Nel 1728, Montesquieu descriveva il busto come un console, un filosofo o un Antinoo, a seconda della sua barba. Nel 1735, un bassorilievo in marmo raffigurante Antinoo fu scoperto a Villa Adriana e finì nella collezione del cardinale Alessandro Albani. Lo studioso tedesco Johann Joachim Winckelmann individuò nell'arte greca la realizzazione dell'ideale assoluto di bellezza, incarnato soprattutto dal ritratto di Antinoo.
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