Lo sconto fiscale per il Bibiena, il Te e la Gabbia ha portato solo 105mila euro. Palazzi: "Serve più comunicazione, ma i soldi ci sono e i lavori si faranno lo stesso" I mecenati non abitano più a Mantova. Come sono lontani i tempi dei Gonzaga che riempivano la loro corte di pittori e scultori per dare imperituro lustro, con le loro opere, a tutto il territorio. Cinquecento anni dopo, per chi amministra la città diventa un problema trovare le risorse con cui mantenere lo splendore del passato. Per esempio, l'art bonus, lo sconto fiscale del 65 sulle somme versate dai privati per il restauro dei monumenti, si sta rivelando un flop. Ad un anno di distanza dal lancio in pompa magna a Mantova delle donazioni che possono beneficiare del credito d'imposta (l'art bonus quest'anno festeggia i due anni di applicazione), i tre monumenti candidati dal Comune, e cioè palazzo Te, la Torre della Gabbia e il teatro Bibiena, hanno raccolto appena 105mila euro. E non tutti per loro. Una miseria se rapportata alla valenza storico-culturale degli edifici coinvolti e alle potenzialità della città. Ovviamente, ad incidere è la crisi economica che non invoglia le imprese a mettere capitali nella cultura, senza dimenticare le difficoltà burocratiche legate alla normativa stessa che frena l'applicazione dell'art bonus. In teoria, usufruire dello sconto fiscale è semplice: basta fare il versamento sull'Iban del Comune di Mantova e conservare la ricevuta per la detrazione. In pratica, ci si scontra con il limite imposto alla donazione, che non può superare il 15 del reddito imponibile per i cittadini e il 5 per mille dei ricavi per le imprese. A questo vanno aggiunti anche i rilievi che di recente la Corte dei Conti ha sollevato nei confronti del gruppo Della Valle e della sua maxi donazione per il restauro del Colosseo vincolata ad una concessione per lo sfruttamento commerciale del monumento, ritenuta troppo lunga e onerosa per le casse pubbliche. L'obiettivo del Comune è di incassare dall'art bonus 3,5 milioni di euro per il restauro di Torre della Gabbia, palazzo Te e teatro Bibiena. In particolare, Via Roma ha chiesto un milione 450mila euro per trasformare la Gabbia in una terrazza sulla città, altri 800mila euro per restaurare il fronte di palazzo Te che affaccia sulle Peschiere e un altro milione 250mila per rimettere a norma il Bibiena intervenendo sugli impianti, sugli infissi e sugli arredi. «Finora - dice il sindaco Mattia Palazzi - abbiamo ricevuto 105mila euro, 100mila da Confindustria Mantova per il Te e 5mila euro da privati per interventi di rilegatura di libri della biblioteca Teresiana. Non è una cifra strabiliante - conviene -, ma sono pur sempre 105mila euro in più a disposizione per la tutela dei nostri beni culturali». Per il primo cittadino alla base del flop c'è «un motivo indipendente dalla nostra volontà e uno su cui potremmo incidere. Innanzitutto, l'iter burocratico andrebbe snellito. Poi, servirebbe quella strategia di comunicazione e incontri con gli imprenditori e le categorie per promuovere l'art bonus che ancora non siamo riusciti a mettere in campo. E su questo spingeremo». In attesa dei soldi provenienti dal fisco, il Comune va avanti con il restauro dei tre monumenti: «Le risorse necessarie - assicura il sindaco - sono già a disposizione nel bilancio. Per quanto riguarda il Te, il cantiere partirà a breve».